BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RENZI vs UE/ I 4 "alleati" del Premier contro Bruxelles

I dati Eurostat sull'Italia arrivano mentre il confronto tra Renzi e l'Europa è sempre acceso. Per GIUSEPPE SABELLA, il nostro Premier ha un vantaggio sugli avversari

Infophoto Infophoto

I dati Eurostat rielaborati dal ministero dello Sviluppo economico diffusi nell'ultimora, sotto il nome di "cruscotto congiunturale", presentano interessanti indicazioni che sfuggono alle cronache d'Italia abituate a riportare numeri senza saperli leggere. Ma, ahimè, questo è il data journalism. Due brevi considerazioni, ma molto esplicative: per quanto riguarda la produzione industriale, l'Italia ha recuperato il 3% rispetto ai minimi della fase recessiva, la Gran Bretagna il 5,4%, la Francia l'8%, la Germania il 27,8% (!). In questi paesi la grande impresa è molto più diffusa e i corrispettivi mercati investono più di noi nel capitale umano, offrendo quindi posti di lavoro di elevata e superiore qualità. Ciò, negli anni della grande crisi, ha comportato maggiore capacità di tenuta e ha facilitato una più dinamica ripresa. Unica eccezione di questo discorso è la Spagna, molto simile all'Italia per tessuto produttivo: l'importante riforma del fisco di Mariano Rajoy - di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine - ha sicuramente offerto benefici al lavoro (+7,5% produzione industriale) e ai consumi. 

Per quanto riguarda invece i dati occupazionali riferiti ai giovani, il gap con gli altri paesi appare considerevole (Italia +0,9% dai minimi della fase recessiva, GB +4,2%, Germania +2,7%, Spagna +1,9), ma il nostro Paese resta quello ove l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro è il più tardivo, in particolare rispetto a GB e Germania, dove l'età del primo impiego è mediamente attorno ai 16 anni. Ora: se per giovane disoccupato si intende la fascia 15-24 anni, quanti sono i giovani disoccupati italiani se in Italia il primo impiego è attorno ai 22? Chiaro che resta grave il problema Neet (oltre 2 milioni di giovani italiani 15-29enni che non studiano, né lavorano), ma questa è un'altra storia.

Fatte queste considerazioni, la crisi è stata uno tsunami tale per le economie del sud Europa che le difficoltà di crescita restano. Ricordiamo, tuttavia, che la migliore performance dell'occupazione in Europa riferita all'ultimo trimestre è avvenuta in Italia e che, come si diceva in un recente articolo, le dinamiche dell'economia globale sono tali per cui il futuro sarà sempre più "artigiano": ciò offre importanti possibilità per l'Italia che ci auguriamo tutti il nostro Paese sarà capace di sfruttare.

Tenendo presente questo scenario, si pensi ora a quello che politicamente sta succedendo in Europa e che vede protagonista Matteo Renzi, da una parte, e Angela Merkel, dall'altra. Per quanto il nostro Premier si spenda per sottolineare - anche ieri sulle pagine de La Stampa - che non ci sono particolari tensioni (difficile pensare che sulla questione gasdotti non ce ne siano...), è evidente che l'Europa sta facendo i conti con un interlocutore per certi versi nuovo. Vero, anche Tremonti chiedeva flessibilità all'Europa, ma la Trojka non si fidava di Berlusconi e sappiamo tutti com'è finita. Di Renzi si fida un po' di più, il suo governo ha fatto quelle riforme invocate da Bruxelles per aprire la "pratica flessibilità”.


COMMENTI
05/01/2016 - Balle e falsita (Moeller Martin)

Capita raramente di leggere così tante falsità in codì poco spazio. La Germania prospera per aver investito nel capitale umano? Il nostro sistema produttivo assomiglia a quello spagnolo? In Inghilterra e Germania iniziano a lavorare a 16 anni? Il nostro gap occupazionale giovanile è di solo 1,7%? Abbiamo i migliori dati di crescita occupazionale in Europa? Bruxelles si interessava del governo Letta o ora ha fiducia in Renzi? Esiste uns sfida Europa-Renzi? I nostri indicatori sono positivi? Secondo Eurostat siamo i peggiori e non è giusto dire che non stimano Renzi semplicemente perchè sono indifferenti alle facende italiane nel modo più assoluto e totale.