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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Banche e Renzi, così l'Italia può tornare a tremare

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Ops, cosa c'è che non va? Mettiamo in fila un paio di cose. Guardate il grafico a fondo pagina, si tratta di un'elaborazione creata da Paolo Cardenà e ci mostra la quantità di titoli di Stato che stanno nella pancia del nostro sistema bancario. Qual è il problema? Che le banche hanno pensato di fare soldi facili riempiendosi di titoli di Stato con rendimenti sicuri e, fino a un anno fa, relativamente elevati. Questi titoli si sono rivalutati fortemente a causa della domanda e dell'abbassarsi degli interessi interbancari, come del resto è successo in tutta Europa, dove i titoli dei Paesi più solidi presentano ormai interessi negativi per tutte le scadenze o, comunque, per una parte sostanziale della curva. 

Grazie a questa dinamica, le banche italiane hanno realizzato buoni utili nel corso del 2015, ma i valori dei titoli non possono crescere per sempre e oramai siamo, matematicamente, ai valori massimi e il corso dei titoli può solo calare. Quindi questi bond, come hanno generato utili nel 2015, possono generare perdite nel 2016 o negli anni successivi, non appena venissero ritoccati i tassi di interesse della Bce o motivi di mercato ne facessero calare i corsi. E cosa può far calare quei corsi meglio di un bell'attacco speculativo in stile 2011? 

Pensate che quando Matteo Renzi non sarà più utile al sistema lo lasceranno a Palazzo Chigi tra selfie e tweet o metteranno al suo posto un manovratore nuovo e più autorevole? Magari Mario Draghi, in persona. E il sistema bancario è lo strumento migliore per scatenare una crisi politica, visto che il caso delle quattro banche salvate ha creato non pochi grattacapi all'esecutivo e continua a crearne. E attenzione, perché da quattro giorni è entrato ufficialmente a regime il criterio del bail-in, ovvero se tocca salvare una banca pagano azionisti e obbligazionisti (nel caso, anche correntisti sopra i 100mila euro). 

E sapete cos'è successo in Portogallo? La dura legge del bail-in ha colpito duro e trasformato in carta straccia dalla sera alla mattina quasi 2 miliardi di obbligazioni bancarie. A pagare il conto però, grazie a un salvataggio "mirato", non sono i piccoli risparmiatori, ma i grandi investitori istituzionali. La Banca centrale di Lisbona ha obbligato il Novo Banco - nato sulle ceneri del vecchio Espirito Santo fallito un anno fa e di cui vi ho parlato più volte - a trasferire all'istituto in liquidazione 1,98 miliardi di bond senior (in teoria quelli più garantiti dei subordinati), bruciando in sostanza il loro valore. L'operazione - spiegava una nota - serve a ricapitalizzare la società dopo che gli stress test imposti dalla Bce a novembre avevano fatto emergere un buco nel capitale da 1,5 miliardi e garantisce che «il salvataggio non sarà pagato dai contribuenti e dal sistema finanziario, ma da azionisti e creditori», in ossequio alle nuove regole previste dal bail-in europeo. 

Insomma, dopo aver salvato Banif, settima banca del Paese fallita bruciando i soldi di azionisti e obbligazionisti subordinati, ora è toccata a Novo Banco e siccome di carta igienica nei bilanci ce n'era davvero troppa, ecco che l'unica categoria di "creditori" su cui ci si poteva rifare era quelli dei bondholder senior, tutti istituzionali con tranche da almeno 100mila euro l'una, i quali hanno pagato la quasi totalità del conto della malagestione della banca.