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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La nuova "toppata" della Bce

Per il quarto anno di fila, dice MAURO BOTTARELLI, la Bce ha mancato il suo obiettivo inflazionistico. A questo punto sorgono delle domande sulla sua politica monetaria

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Ieri la pateticità del cosiddetto "libero mercato" si è svelata in maniera lampante, lasciando chi ancora non crede alle favole a riflettere su cosa succederà quando davvero torneranno domanda e offerta a regolare gli scambi e gli investimenti. Guardate il grafico a fondo pagina, ci mostra plasticamente come la Cina ieri abbia evitato un altro bagno di sangue in Borsa: prolungando i divieti di vendite (quindi siamo arrivati al mercato rialzista obbligatorio) e facendo intervenire direttamente sul mercato i fondi governativi che hanno comprato equities col barile. Il tutto, dopo che la Banca centrale aveva iniettato nel sistema bancario qualcosa come 130 miliardi di yuan in operazione reverse repo a 7 giorni: risultato?

Zero, le banche non hanno operato, sono dovuti intervenire i fondi, ovvero lo Stato. Questa farsa non può durare a lungo e il prezzo dell'esplosione di questo schema Ponzi lo pagheremo tutti, profumatamente, visto che a Bank of America parlano di un -30% per lo Shanghai Composite nel 2016. 

Al netto di questo, è di altro che voglio parlarvi oggi e cioè del sempre più palese fallimento della Bce nel suo scopo mandatario principale, ovvero stimolare inflazione a circa il 2%. E l'Italia è la cartina di tornasole di questa sconfitta, visto che i prezzi sono rallentati ancora nel 2015, a +0,1%, toccando i minimi dal 1959, mentre nel 2014 la variazione era stata +0,2%. Lo ha reso noto l'Istat, precisando che l'inflazione di fondo (core), calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, rimane invece stabile a +0,7%: il rallentamento dei prezzi nel 2015 è quindi il risultato di dinamiche diversificate per le diverse voci di spesa. A favorirlo sono principalmente l'inversione della tendenza dei prezzi nei trasporti (-2,7%, da +0,7% nel 2014), il calo di quelli di abitazioni, acqua, elettricità e combustibili (-0,8, a fronte di una variazione nulla il precedente anno) e, in misura minore, la riduzione della crescita media annua dei prezzi di mobili, articoli e servizi per la casa (+0,4%, da +0,9% nel 2014), di ricreazione, spettacoli e cultura (+0,2%, da +0,5% del precedente anno) e di abbigliamento e calzature (+0,4%, da +0,6% nel 2014). 

A contenere il rallentamento dei prezzi su base annua sono soprattutto le bevande alcoliche e i tabacchi, con l'accelerazione della crescita dei prezzi più marcata (+2,7%, da +0,4% del precedente anno) e il tasso di aumento annuo più elevato e i prodotti alimentari e bevande analcoliche (+1,1%, da +0,1% del 2014). Ma anche le rimanenti divisioni di spesa hanno contribuito a limitare il rallentamento dell'inflazione in media d'anno, in particolare la netta attenuazione della flessione dei prezzi delle comunicazioni (-1,1%, da -7,3% nel precedente anno) e le accelerazioni dei prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione (+1,3%, a fronte del +0,9 del 2014), dell'Istruzione (+1,7%, da +1,4% del precedente anno), dei Servizi sanitari e spese per la salute (+0,4%, da +0,2% del precedente anno) e degli altri beni e servizi (+0,2%; nel 2014 la variazione media annua era nulla). Insomma, non siamo in deflazione conclamata ma poco ci manca. 

Cosa succede? Succede che per il quarto anno di fila la Bce ha mancato clamorosamente il suo obiettivo inflazionistico e a questo punto le domande aperte rispetto alle ricette messe in campo diventano tante e di seria importanza. Nonostante i risultati raggiunti, i funzionari preposti alla vigilanza della stabilità dei prezzi continuano a mantenere fisso quel livello di poco meno del 2% a livello annuale, nonostante le cifre parlino chiaro e ci dicono come, per l'ennesima volta, quel livello non sarà raggiunto se non nella seconda metà del 2017.