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SPY FINANZA/ Il nuovo "guaio" pronto per la Grecia

Pubblicazione:giovedì 7 gennaio 2016

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E veniamo all’altro mito, quello della Grecia stabile. Certo, alcuni indicatori propendono a favore della tesi degli ottimisti a oltranza, ad esempio il mercato obbligazionario sovrano. Dopo aver passato un anno sulle montagne russe, i rendimenti del decennale ellenico sono passati da un massimo di quasi il 20% nel mese di luglio, quando i timori di un’uscita della zona euro hanno raggiunto il culmine durante i colloqui tra il nuovo governo a guida Syriza e i creditori internazionali, per poi precipitare al 7% un mese fa. Oggi i rendimenti veleggiano “tranquilli” all’8,27%, più di 100 punti base inferiori rispetto alla fine del 2014. Ma la tregua è solo apparente: sotto la cenere cova infatti ancora il problema del suo enorme debito, il quale nel 2019 potrebbe raggiungere il 186% del Pil.

La partita su come riportare in carreggiata la Grecia è di nuovo nelle mani del Fondo monetario internazionale, il quale sulle basi delle verifiche riguardo le riforme greche approvate entro il mese in corso, finalizzerà la sua posizione dopo aver analizzato la sostenibilità del debito. Insomma, il Fmi ancora nicchia sulla sua partecipazione al terzo piano di salvataggio stipulato la scorsa estate. Il Fondo monetario vuole infatti ridurre il debito prima di concedere nuovi prestiti (ci sono ancora 28 miliardi di euro di programmi di prestiti in scadenza a marzo anche se il Fmi non ha più rilasciato soldi da giugno 2014), mentre l’Ue vorrebbe allungare i termini e ridurre gli interessi (al massimo al 15% del Pil) o concedere periodi di grazia, ma senza ridurre il debito per evitare precedenti pericolosi.

In mezzo c’è però Alexis Tsipras, il quale da un lato spera di poter tornare a fine 2016 sul mercato dei capitali, come ha previsto il ministro delle Finanze Euclid Tsakalotos, per poter rientrare nel programma di acquisto della Bce e dall’altro vorrebbe eliminare entro il prossimo marzo i controlli di capitale sulle banche che sono ancora in vigore dal giugno scorso. Ed ecco il nodo di cui nessuno vi parla. Perché se da un lato le banche greche hanno necessità di ricapitalizzazione per 15 miliardi di euro, trovabili solo attraverso il terzo salvataggio e l’adesione del Fmi, dall’altro i greci non si fidano più né del governo, né tantomeno delle banche e dei banchieri. Il grafico a fondo pagina ci mostra infatti come la Grecia potrebbe tornare ad alimentare l’instabilità anche in Europa, visto che gli ultimi dati della Banca centrale ellenica parlano di continui outflows dai depositi bancari nel mese di novembre. I depositi di cittadini e imprese presso le banche greche sono oggi a 120,9 miliardi di euro, il minimo da 12 anni: di fatto, negli ultimi 12 mesi sono persi oltre 43 miliardi di euro o il 26,4% de depositi totali! Insomma, i soldi sono finiti o all’estero o sotto i materassi ma, nonostante i controlli, sono certamente usciti dai conti correnti e dai conti di deposito.

 


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