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SPY FINANZA/ Il nuovo "guaio" pronto per la Grecia

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Inoltre, sempre la Banca centrale greca ha fatto notare come nel mese di novembre il ritmo di deleverage del settore privato sia aumentato, con i bilanci dei prestiti in essere in calo del 2,2% su base annua: su dati della Pantelakis Securities, possiamo dire che la contrazione del credito è tornata in grande stile a luglio e agosto, è rallentata in settembre per poi riprendere ancora forte spinta in ottobre e novembre. Immaginate cosa potrebbe accadere da qui a un mese se si dovesse arrivare a un muro contro muro, l’ennesimo, fra governo greco, creditori e istituzioni internazionali: un credit crunch in grado di soffocare nella culla anche il più remoto refolo di crescita. E non stupisce che i cittadini abbiano paura per i loro risparmi, visto che una delle precondizioni affinché Atene ottenga lo sblocco della prossima tranche di “aiuti” è la riforma del sistema pensionistico, anche attraverso tagli sostanziali e il Fmi ritiene questa scelta fondamentale prima di attivare i colloqui sull’eventuale taglio del debito greco.

Tsipras a parole fa il duro, ma sa che uscirebbe con le ossa rotte da uno scontro frontale e domenica è arrivata la conferma che il suo essere anatra zoppa per la mancanza di fiducia del popolo greco sta facendo armare i cannoni dei suoi detrattori. In un articolo pubblicato dal quotidiano Kathimerini, infatti, il governatore della Banca centrale greca, Yannis Stournaras, ha sottolineato l’importanza che il Parlamento greco dia corso alle riforme concordate con i creditori nell’ambito del piano di salvataggio dello scorso agosto, soprattutto riguardo a sistema pensionistico e fiscale, mettendo in guardia dal ritorno di un periodo di possibile immobilismo e ritardo.

Sempre per Yannis Stournaras, il quale è stato ministro delle Finanze dal luglio 2012 al giugno 2014, se non si completerà la review con i creditori entro le prossime settimane, potrebbe innescarsi una nuova esplosione di instabilità «alla quale la Grecia quasi sicuramente non sopravviverebbe. Un potenziale fallimento nel completamento della review avrebbe un effetto destabilizzante, riportandoci alla mente le esperienze negative della prima metà del 2015». Inoltre, il raggiungimento di un accordo «è l’elemento chiave per il ritorno dei depositi da parte dei cittadini nel sistema bancario greco e l’inizio di una serie di azioni positive per il Paese».

Per ora, la popolazione resta sulle sue posizioni di sfiducia e il governo si ritrova con una patata bollente in mano da gestire al meglio e nell’arco delle prossime 4-5 settimane: non vorrei sembrare pessimista, ma, come ogni anno dal 2010 in poi, anche nel 2016 la Grecia pare destinata a finire sulle prime pagine dei quotidiani e nei titoli dei tg. Ormai è quasi un rituale, un mantra che è anche la dimostrazione plastica della stupidità e dell’inutilità della cosiddetta Europa. 



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