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SPY FINANZA/ Il nuovo "guaio" pronto per la Grecia

Pubblicazione:giovedì 7 gennaio 2016

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Oggi proviamo a sfatare un paio di miti che stanno circolando da qualche tempo anche sulla stampa cosiddetta autorevole: ovvero, il fatto che il Venezuela sia stato il mercato azionario che ha garantito returns migliori lo scorso anno e che la Grecia sia ormai immunizzata da un ritorno della crisi. Dunque, partiamo dal primo. Uno dei refrain classici riguardo l’opportunità di comprare titoli azionari è che questi preservano il potere di acquisto e aggiungono valore anche in condizioni monetarie estreme come l’iperinflazione. In altre parole, su basi relative, le equities locali quando sono denominate in una valuta stabile incrementeranno comunque il valore anche se la moneta locale si schianta al suolo.

I fautori di questa dottrina utilizzano quel che vedere nel primo grafico a fondo pagina come prova a loro favore, ovvero il mercato azionario durante la Repubblica di Weimar, il quale nonostante il marco perse tutto il suo valore, in termini di denominazione in dollari crebbe in maniera parabolica. Bene, oggi abbiamo un esempio che è comparabile, visto che stando alle ultime valutazioni dal Troubled Currencies Project l’inflazione su base annua in Venezuela è a un pelo dalla sobria percentuale del 400%.

La tabella a fondo pagina fa riferimento all’articolo pubblicato la scorsa settimana dal quotidiano economico-finanziario tedesco Handelsblatt (quello che invitava tutti a comprare bond greci, tanto per farvi capire cosa è ritenuto autorevole nel campo dei media europei), in base al quale il Venezuela era stato il miglior investimento al mondo nell’anno appena conclusosi. E in effetti il secondo grafico ci mostra come il mercato di Caracas sia cresciuto di quattro volte nel 2015. Peccato che si sia una piccola problematica che i colleghi autorevoli tedeschi non hanno preso in considerazione: ovvero che quel dato vale se il mercato azionario venezuelano viene denominato in tasso valutario di cambio ufficiale, cioè quello che non ha alcun senso economico reale. Per avere il quadro reale, dobbiamo utilizzare il tasso di cambio al mercato nero, calcolato quotidianamente da DolarTodat, il quale è in area 833, un po’ differente dal tasso ufficiale di 200.

E cosa accade comparando le performance della Borsa di Caracas utilizzando il tasso ufficiale e quello reale di cambio? Ce lo dice bene il terzo grafico, con il primo rappresentato dalla linea verde e il secondo da quella blu. Dunque, hanno ragione ad Handelsblatt oppure hanno sparato un’idiozia siderale, parlando di mercato venezuelano come miglior investimento del 2015? La seconda, visto che la crescita 4x di quella piazza è tale solo prendendo come base di denominazione valutaria il tasso ufficiale, totalmente incoerente con la realtà, mentre utilizzando il tasso reale chi ha investito a Caracas lo scorso anno ha perso un sobrio 20% del valore. Certo, calcolando che in dollari il petrolio ha perso il 30% lo scorso anno, non è l’investimento peggiore in assoluto, ma resta serenamente nella top five delle fregature globali a livello finanziario.

 

 

 


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