BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Le "bugie" degli Usa e gli "scivoloni" dell'Ue

Infophoto Infophoto

Direte voi, sai che problema a fronte di quei numeri. E in parte avete ragione, ma è andando a scavare nelle ragioni di quel centesimo di calo che si scopre come gli Usa creano posti di lavoro e, soprattutto, di che tipo. Primo, a dicembre sono stati assunti altre 36.900 lavoratori a basso salario nel comparto ristorazione, ovvero baristi e camerieri, i quali oggi contano per un totale di 11,3 milioni di unità. Il primo grafico a fondo pagina mette le cose in prospettiva: ovvero, il numero di baristi/camerieri e di lavoratori nel comparto della manifattura dal gennaio 2015 a oggi. Evito i commenti. 

C'è poi un altro dato che vale la pena prendere in considerazione, ovvero il fatto che dei 73mila nuovi lavori nell'ambito di servizi e professioni creati a dicembre, ben 34mila sono di carattere temporaneo: bene, oggi i lavoratori a tempo determinato negli Usa sono al numero record assoluto. Il secondo grafico ci mostra poi vividamente dove sta il cuore del problema: ovvero, a dicembre il numero di chi per sbarcare il lunario deve fare più di un lavoro è salito di altre 324mila unità, portando il totale a 7,738 milioni di persone, il dato più alto dall'agosto 2008: suona qualche campanello d'allarme? Insomma, di quel dato generale dei 292mila nuovi occupati, più del totale deve fare almeno due lavori per campare. 

Ecco spiegato quel centesimo in meno di paga oraria, ma anche la natura neo-feudale dell'economia Usa, lo schiavismo dei tempi moderni. Lo dicono questo gli Usa? Certo, ma all'interno di un report che nessuno, se non gli addetti ai lavori, leggeranno per intero, sui tg e sui giornali passerà un solo numero: 292mila nuovi occupati contro i 200mila attesi. E non basta, perché negli Usa nessuno vi dirà questo pubblicamente. Ovvero, il disastro degli ordinativi industriali, i quali sono scesi del 4,2% su base annua a novembre, tredicesimo calo mensile di fila. I beni durevoli, esclusa la difesa, hanno visto un calo di ordinativi dell'1%, dopo essere saliti dell'1,4% in ottobre. 

Insomma, i segnali di recessione ci sono tutti in comparti come manifattura e servizi, ma nessuno - tranne il sottoscritto e pochi altri - quando pensa agli Usa li associa a una crisi economica già in atto. Perché? Ce lo spiega il terzo grafico, il quale ci mostra come la spesa per mezzi aerei militari e loro parti, molti dei quali comprati dagli alleati mediorientali degli Usa, sia salita di 8,2 miliardi, ovvero un +46,9% in un solo mese, il dato più alto a livello mensile dall'11 settembre. È la guerra, il warfare a tenere in piedi l'industria Usa, ma questo a fronte di assunzioni unicamente in comparti a bassa incidenza salariale e temporanei nei servizi: insomma, non c'è vera crescita, non c'è economia in espansione, ci si basa come al solito sul moltiplicatore del Pil garantito dalle spese belliche. Ma questo nessuno lo ammetterà sui giornali Usa, in Europa invece diciamo sempre la verità. E facciamo la fine del cappone a Capodanno. 

 

 

 

© Riproduzione Riservata.