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REFERENDUM/ I "giochi" della finanza contro il No (e l'Italia)

Pubblicazione:sabato 1 ottobre 2016

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“L’esito del voto sul referendum costituzionale non ha nessun tipo di nesso con il debito pubblico, né con la solidità finanziaria dell’Italia. Non ci sono quindi motivi per temere alcunché. Sui mercati però si è sempre in cerca di pretesti buoni per creare opportunità anche laddove non esistono, e questo è un caso di scuola”. È quanto rileva Luigi Campiglio, professore di Politica economica nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. A lanciare l’allarme è stata venerdì una delle quattro agenzie di rating sulla quale si basa la valutazione della Bce. Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno assegnato al rating dell’Italia una delle diverse gradazioni di B. La canadese Dbrs invece è ancora ferma alla A, e la Bce si basa sempre sul rating più alto. In un’intervista al Corriere della Sera, il capo dei rating sovrani di Dbrs, Fergus McCormick, ha fatto sapere che se vincessero i No al referendum la sua agenzia potrebbe declassare il debito dell’Italia.

 

Professore, che cosa c’entra la riforma costituzionale con il debito pubblico?

Non c’entra nulla. Ciò cui stiamo assistendo è un meccanismo di contagio psicologico a livello internazionale che rischia di produrre quelle che vanno sotto il nome di “profezie che si autorealizzano”, non perché siano vere ma perché tutti le formulano. In realtà, il referendum costituzionale non ha niente a che fare con gli investitori esteri.

 

Che cosa accadrebbe se vincessero i No?

Se anche i No prevalessero nettamente e il governo dovesse decidere di dimettersi, all’indomani il presidente Sergio Mattarella assegnerebbe nuovamente l’incarico a Matteo Renzi. Non ci sono quindi motivi per temere alcunché. Sui mercati però si è sempre in cerca di pretesti buoni per creare opportunità anche laddove non esistono, e questo è un caso di scuola.

 

Una bocciatura della riforma costituzionale sarebbe percepita dai mercati internazionali come un No al cambiamento?

Gli italiani negli ultimi anni hanno già cambiato tutto: il mercato del lavoro, le pensioni, i voucher e non solo. I cambiamenti attuati sono stati moltissimi, purtroppo con pochi risultati. Quali altri cambiamenti vogliono che facciamo? Ciò che molti hanno in mente finirebbe per mettere in ginocchio definitivamente il Paese. Abbiamo avuto otto anni di crisi, se vogliamo arrivare a 20 anni come il Giappone questa è la strada. Anche se in realtà Tokyo sta molto meglio di noi.

 

Si può dire quantomeno che il referendum italiano è un fattore di incertezza europeo?


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COMMENTI
01/10/2016 - Oggi come ieri (ALBERTO DELLISANTI)

Rileggo Pellegatta e ripenso alla risposta così utile e pertinente che gli ha fornito ieri Valentina Timellero. Oggi vi è la variante delle alchimie e l'affermazione che sono fumose. E' quanto posso condividere del commento di Pellegatta, pigliando la sua frase in senso assoluto. Ma non vedo alcun nesso tra le citate "alchimie" e i contenuti dell'intervista al Prof. Campiglio. Quando Pellegatta dice "noi" intende quelli del "SI'" di cui ha il piacere di far parte. Quando dice "voi" intende, direi, quelli del "NO", vissuti come dei fissati che soffrirebbero di una controdipendenza dai Super Poteri Finanziari, tutti schierati per il SI' alla modifica costituzionale ideata da Renzi su commissione dei detti Poteri. Sì Pellegatta, "su commissione". Sin da quando era sindaco di Firenze, Renzi godeva della stima e degli interessatissimi contatti di codesti Enti (per i quali lavorava anche il mito di Renzi, il fu Premier britannico Tony Blair). Si cominciò per tempo a costruire Renzi come la figura che bisognava portare a Roma/Palazzo Chigi. E con il via libera di Obama/Merkel/e guru di Bruxelles (grazie all'organicità di Napolitano al super direttorio occidentale euro americano) il diletto Renzi fu insellato a Palazzo Chigi. Non desidero toglierle il piacere di fare parte di quel "noi" che comprende l'intero Gotha dei Capi Politici e dei Capi Finanza al vertice di USA e UE. (La UE intesa come l'Europa asservita alla Germania-prima fila, e UK e France-seconda fila). Tutti per il Sì.

 
01/10/2016 - referendum e agenzie di rating (delfini paolo)

Io sono uno dei tanti Italiani che voterà NO al referendum ma non per fare un dispetto a Renzi,ma per convinzione.Le agenzie di rating possono affermare quello che vogliono, possono declassarci anche a categoria Z, sappiamo ormai che le loro rilevazioni sono veritiere come quelle della propaganda sovietica a suo tempo,anche se stampa e politici pendono dalle loro labbra con le relative nefaste conseguenze.

 
01/10/2016 - Difficile per noi (ROBERTO PELLEGATTA)

Insomma per voi la speculazione finanziaria è per il Sì e quindi il popolo comune dovrebbe essere per il No. Cerco invano sempre qualcuno che lasci perdere queste alchimie politiche e spieghi al popolo quali contenuti della legge, del sistema di governo, della magistratura, del decentramento sono in gioco. Non è che le alchimie, oltre che difficili da capire realmente, sino un poco aleatorie?