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SPILLO/ Da Bpm e Banco Popolare l'Azienda-Italia attende una buona notizia

Pubblicazione:lunedì 10 ottobre 2016

Giuseppe Castagna, Ad della Popolare di Milano Giuseppe Castagna, Ad della Popolare di Milano

Bisognerà attendere fino a sabato, ma c'è un'alta probabilità che questa settimana registri almeno - e finalmente - una buona notizia per il sistema bancario italiano. Le assemblee di Banco Popolare e Bpm sono infatti chiamati a deliberare una fusione dalla quale è attesa la nascita del terzo gruppo creditizio italiano. A Verona (collegata con Novara, Lodi e Lucca) il plebiscito è quasi scontato. A Milano anche le ultimissime indiscrezioni, invece, non danno ancora certezze sull'esito della convention dei soci.

La posizione del presidente del consiglio di sorveglianza, Nicola Rossi, non è tuttora a favore dell'aggregazione. Se n'è avuta percezione netta anche durante un incontro avvenuto lunedì a Milano, organizzato dal Pd metropolitano. Toni positivi sul piano sono giunti dall'economista Carlo Dell'Aringa, ex consigliere della Popolare; da Graziano Tarantini, ex vicepresidente tuttora a capo di Banca Akros, da Alessia Potecchi, dirigente del Pd milanese e dipendente Bpm; e da Giorgio Benvenuto, lui pure ex consigliere Bpm. Più istituzionale l'atteggiamento neutro, "di garanzia" di Rossi, che in settimana sarà ricevuto in Consob per la messa a punto dei delicati meccanismi di consuzione e voto all'assemblea di sabato. Una posizione, quella di Rossi, che non sorprende considerando che la sua chiamata alla presidenza, la scorsa primavera, è stata nei fatti votata soprattutto dai pensionati-soci della Bpm. i più freddi rispetto al piano-Banco. Un po' meno comprensibile risulta il surplace laddove è nota la sua vicinanza al "cerchio magico" del premier Matteo Renzi, il cui governo ha espresso un endorsement quasi formale per il progetto lo scorso marzo: quando i vincoli Bce sembravano averlo messo in forse.

Chi invece non ha mai avuto dubbi sulla validità del progetto è l'amministratore delegato Giuseppe Castagna (lo ha ribadito nei giorni scorso anche in un'intervista a ilsussidiario.net). Tre personaggi che si ritroveranno sullo stesso palco tra due settimane alla Giornata del Risparmio (il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan; il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti) hanno assoluto biosgno della "buona notizia" da Banco e Bpm. Il riassetto creditizio nazionale è a un passaggio frenetico. Il salvataggio Mps si dibatte fra difficoltà tecniche e scontri politici; le quattro good banks risolte lo scorso autunno sono in extra-time per la rivendita imposta delle regole Ue ma non trovano compratori; Atlante, improvvisamente, sta cercando di disfarsi di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ma dando spazio ai "fondi avvoltoi" che il fon do salvabanche aveva cercato di contrastare. Neppure il conto alla rovescia di UniCredit verso la presentaizone del piano e il lancio di un sostanzioso aumento di capitale sta procedendo con tranquillità in Borsa e fuori.

Anche a Milano, comunque, è finito il tempo in cui i dipendenti e pensionati soci possono difendere il loro autogoverno: un eventuale no alla fusione non potrà in ogni caso estendersi alla trasformazione in Spa imposta alla Bpm dalla riforma. E senza fusione Piazza Meda difficilmente potrà evitare scalate di Borsa: non necessariamente esterne, vista la presenza di investitori istituzionali nel capitale. Forse ai pensionati potrà interessa monetizzare i loro investimenti consegnando la Bpm a un'Opa, ma non sarebbe una fine gloriosa per nessuno.



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