BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Italia, la nuova mazzata passa dalle banche

LaPresseLaPresse

Non è difficile immaginare scenari simili al Monte Paschi piuttosto che nelle quattro good banks (sempre meno good, perché nel 2016 si sono accumulate altre sofferenze). Anzi, se si guarda agli istituti di cui l’Ue ha vietato un anno fa il salvataggio (prima dell’ingresso in vigore del bail-in), si scopre che finora il loro salvataggio è costato a obbligazionisti, industria del credito, Stato e, buoni ultimi, anche alcuni ignari correntisti, circa 5 miliardi.

Ora il rischio maggiore è che il costo di questo salvataggio, montato con le nuove regole per proteggere i contribuenti, non salvi né le banche, né i loro quasi 6.000 dipendenti. La cessione delle banche risanate doveva avvenire ad aprile, è stata prorogata a settembre e poi slittata, ma ancora non c’è alcuna certezza che vada in porto.

Il pessimismo è giustificato dal fatto che gli investitori non abbondano. Anzi, non si ha notizia di gruppi seriamente intenzionati a investire nei punti caldi del sistema. Colpa dell’incertezza politica piuttosto che dei comportamenti aziendali. La vera condanna, infatti, sta nel fatto che agli occhi dei mercati le banche sono una proiezione della congiuntura Paese.

Ma non tutto è perduto. Come ha registrato Citigroup, il peggio per le banche di casa nostra potrebbe essere alle spalle. Lo dimostrano i successi di Banca Intesa, il dinamismo di Unicredit, che si sta disincagliando da una situazione molto delicata grazie a una politica di dismissioni, o la politica prudente ma aggressiva di Bper e Ubi. Più ancora la svolta potrebbe arrivare dalle nozze tra Bpm e Banco Popolare, la prima grande fusione europea dopo la nascita dell’Unione bancaria. Può essere il segnale dell’inversione di tendenza se non resterà un gesto isolato in un quadro che si muove ancora con esasperante lentezza. 

© Riproduzione Riservata.