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LEGGE DI BILANCIO/ 24,5 miliardi senza garanzie di ripresa

Per FRANCESCO DAVERI, il governo insiste a indicare l’1% perché prevede di sforare la soglia di deficit portandola al 2,2/2,4%, ma non può ancora scriverlo nei documenti ufficiali

Il governo scommette sull'Industria 4.0 (LaPresse) Il governo scommette sull'Industria 4.0 (LaPresse)

È una Legge di bilancio 2017 da 24,5 miliardi di euro quella che sabato il governo intende presentare in Parlamento. In cantiere ci sono 8,5 miliardi di nuove entrate dalla lotta all’evasione fiscale, dalla voluntary disclosure e dalla rimodulazione dell’Ace. La spending review garantirà 2,6 miliardi di tagli, mentre 7,2 miliardi devono ancora essere trovati. Sono le cifre snocciolate martedì dal ministro per l’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del suo intervento di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ne abbiamo parlato con Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università Cattolica di Piacenza.

 

Ritiene che quella anticipata da Padoan sia una manovra in grado di riattivare la crescita?

I 24,5 miliardi di manovra lorda comprendono i 15,5 miliardi per disattivare le clausole di salvaguardia. Significa che su una legge di bilancio 2017 pari all’1,5% del Pil, due terzi delle risorse servono per disattivare l’aumento dell’Iva. Quest’ultima è una misura che di fatto era incorporata nelle previsioni di crescita del governo, ma che non era certamente incorporata nei comportamenti dei consumatori.

 

È comunque una misura benefica?

Da un punto di vista contabile, disattivare le clausole di salvaguardia può migliorare la crescita del Pil che il governo si aspetta, ma in pratica significa che due terzi della manovra non producono un effetto perché servono solo a eliminare un potenziale danno considerevole. Altri 8,5 miliardi verranno dalla lotta all’evasione, 2,6 miliardi dalla spending review e altri 7,2 miliardi sono ancora da trovare. Gli aiuti effettivi all’economia saranno pari ad altri 8 miliardi, cioè lo 0,5% del Pil. Di fatto quindi l’impulso che può derivare alla crescita da questa legge di bilancio è pari a mezzo punto di Pil.

 

Per Matteo Renzi, “solo in Italia le valutazioni dell’Unione Europea occupano pagine intere di giornali”. Se è così perché il premier non fa quello che vuole e basta?

Perché da noi c’è comunque un rapporto debito/Pil molto più alto degli altri Paesi dell’Unione europea e questo ci rende dei sorvegliati speciali. Solo la Grecia ha un rapporto debito/Pil più alto, mentre il Portogallo ce l’ha simile al nostro. Anche quelli che potenzialmente potrebbero essere visti come Paesi problematici, tra cui la Spagna, hanno un rapporto debito/Pil inferiore al 100%. Questa è la ragione per cui l’Italia non può fare più deficit rispetto a quanto preventivato.

 

Allora quella di Renzi è solo una polemica sterile?

Quella che percorre il governo è una strada stretta. Da un lato l’Italia è un Paese che in un passato non lontano ha ignorato sistematicamente le regole di buona condotta per quanto riguarda i conti pubblici, con conseguenze innanzitutto sui nostri figli e nipoti. Oggi quindi non siamo un Paese che può permettersi di dire: “Noi le regole non le rispettiamo”.

 

Sempre per Renzi, “l’1% per il 2017 è una stima avvero prudente, come tutte quelle che fa Padoan”. Significa che a essere sbagliate sono le previsioni di Bankitalia, Ufficio parlamentare di bilancio e Istat?