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SPY FINANZA/ Il "pasticcio" di Draghi lascia a secco le pmi italiane

Il Quantitative easing della Banca centrale europea non sembra aver funzionato. Inoltre, spiega MAURO BOTTARELLI, l’Eurotower non può nemmeno deludere le attese dei mercati

Mario Draghi (LaPresse) Mario Draghi (LaPresse)

Che il Qe della Bce non sia servito a niente, se non a dare una minima ripulita ai bilanci della banche e a sostenere il rally di Borsa, ve lo dico da prima che Mario Draghi lo attivasse, anche perché il suo fallimento lo avrebbe capito in anticipo anche uno studente al primo anno di economia, stante condizioni e regole di acquisto. Ora, però, si cominciano a fare i conti con i numeri veri e il flop appare addirittura epocale. A mettere nero su bianco le cifre del fallimento ci ha pensato - ripresa dall’AdnKronos - la sempre puntuale Cgia di Mestre, a detta della quale, dopo oltre un anno e mezzo dall’avvio dei massicci acquisti di titoli da parte della Banca centrale europea, in tutta l’eurozona l’inflazione rimane attorno allo zero e i prestiti alle imprese, in particolar modo in Italia, sono in calo.

L’ufficio studi della Cgia di Mestre ha infatti realizzato un bilancio del Quantitative easing dell’Eurotower e i risultati sono quantomeno sconfortanti: nell’ultimo anno e mezzo, nell’area dell’euro la Bce ha comprato titoli per oltre 1.248 miliardi di euro, in particolare del settore pubblico (oltre 1.061 miliardi di euro), ma a fronte di questa cifra monstre, i risultati sono stati deludenti, specie se si considera che, nell’ultimo anno, il livello medio dei prezzi nell’area dell’euro è cresciuto di appena lo 0,2%, mentre i prestiti alle società non finanziarie europee sono addirittura scesi dello 0,5%. Insomma, nessuno dei due obiettivi statutari del Qe è stato non dico raggiunto ma nemmeno sfiorato.

Tanto più che anche in Germania e in Francia, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli che in Italia e dove i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati negli ultimi 12 mesi, l’inflazione è prossima allo zero (+0,3% per i consumatori tedeschi e +0,4% per quelli francesi). Ma veniamo al nostro Paese, visto che la Cgia di Mestre ci offre un quadro particolarmente preciso al riguardo. Sebbene la Bce abbia infatti acquistato più di 176,2 miliardi di titoli di stato italiani (dati compresi tra il 9 marzo 2015 e il 30 settembre 2016), con riferimento agli ultimi 12 mesi, l’inflazione si è attestata al -0,1%, mentre gli impieghi alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) sono scesi del 2,9% (pari a una contrazione di 26,4 miliardi di euro).

I dati relativi agli impieghi totali alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) indicano come, da luglio 2015 sullo stesso mese di quest’anno, le consistenze siano scese di 26,4 miliardi di euro (- 2,9%) con contrazioni più pesanti nelle Marche (-10,1%), nel Lazio (-7%), nel Veneto (-6,6%) e nel Molise (-6,3%): Marche e Veneto sono regioni fortemente produttive a livello di Pmi, quindi potete ben capire quale sia l’impatto sull’economia reale e sul tessuto sociale. In questo ultimo anno, solo in Piemonte (+0,4%) c’è stata una leggera inversione di tendenza rispetto al trend nazionale.