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Economia e Finanza

ABOLIZIONE EQUITALIA/ Così il "pendolo" delle tasse colpisce gli italiani

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Con le novità di questi giorni, lo Stato tassatore si conferma come quel personaggio di De Andrè, Don Raffaè, cantava: "Si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità". O senza dignità. Il messaggio è chiaro: con l'anagrafe dei conti correnti, il "whisteblowing" (la "spiata" fiscale legalizzata), e i ceppi di Equitalia esattrice crudele non si è risolto nulla: "'amo scherzato, mettemose d'accordo, che è mejo". E forse è vero, che è meglio: peccato che chi finora non ha pagato le cartelle sfidando le maxi-sanzioni ha avuto ancora una volta ragione a confronto con i fessi che hanno pagato; chi ha esportato i capitali e non li ha rimpatriati con la prima "voluntary deiclosure" temendo che quella sanatoria celasse, ad esempio, l'insidia delle istruttorie penali successive ha fatto bene, potrà aderire l'anno prossimo e sarà assai più tranquillo dei "colleghi" più solerti o timorati sulla scorta di una giurisprudenza ormai sedimentata. Sia ben chiaro: probabilmente è giusto così, o "meno ingiusto". Ma è un po' deprimente, senza dubbio.

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