BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ La resa dell'Italia firmata Renzi

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Certo, bisogna dire che il mondo delle imprese non ha aiutato, come si vede dallo “sciopero” degli investimenti. Quanto ai banchieri, la maggior parte ha pensato a salvare le poltrone, senza nemmeno riuscirci (lo dimostra il tourbillon di presidenti e amministratori delegati). Ma sia Letta, sia Renzi hanno creduto che con la crescita tutto si sarebbe aggiustato automaticamente: il bilancio pubblico, l’occupazione, i redditi da lavoro e le banche. Invece, la crescita non è arrivata anche perché bisognava sganciare la zavorra che tiene a terra l’economia, a cominciare dai crediti marci.

Non è facile rimediare. Padoan ammette che le risorse sono poche e che il negoziato con Bruxelles sarà arduo. Il grosso della manovra, cioè 15 miliardi, serve per rinviare l’aumento dell’Iva; resta uno 0,5% del Pil, cioè circa 8 miliardi di euro da racimolare per distribuire un po’ di coriandoli più o meno elettorali. Dare qualcosa a tutti senza accontentare nessuno non è esattamente una politica saggia. Tutt’al più, serve a galleggiare.

Il documento che prepara la legge di bilancio mostra che il governo ha tirato i remi in barca. L’Italia potrà crescere solo mettendo le vele al vento di una robusta domanda internazionale. Siccome questa non c’è, meglio ripiegare il fiocco, contando ancora sull’aiuto della Bce (sia il Tesoro, sia la Banca d’Italia sono convinti che l’espansione monetaria non si fermerà il prossimo marzo) e sperando che al referendum vinca il Sì. Vedremo se il dibattito in Parlamento sarà ispirato da un briciolo di senso degli interessi nazionali oppure se prevarrà l’assalto alla diligenza mascherato da più o meno solide strategie politiche. Vedremo è un modo di dire retorico, perché in realtà abbiamo già visto l’aria che tira.

© Riproduzione Riservata.