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SPY FINANZA/ 4 dicembre, il detonatore pronto per un'altra crisi

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Dice Weber: «Gli investitori sono stati spinti su scelte di trading verso le quali hanno poca capacità di gestione rispetto a quanto si ritrovano nel piatto. Oggi come oggi siamo nella condizione di poter vedere spazzata via l'aspettativa di investimento di un anno in un singolo giorno, da una singola mossa di mercato. E questa è una situazione pericolosa perché è senza precedenti». E Weber, oltre a essere stato al centro del sistema finanziario per decadi, non è un allarmista di natura, anzi. E a dirgli man forte ci ha pensato ieri il capo economista della Bce, Otmar Issing, il quale interpellato dal Daily Telegraph ha detto chiaramente che l'intero progetto dell'euro non può più funzionare nella forma attuale, mentre l'interventismo dell'Eurotower sta diventando sempre più pericoloso nella sua estensione. 

«Un giorno, l'intero castello di carte collasserà. Il progetto dell'euro è stato tradito dai politici, l'esperimento della moneta unica è andato male fin dall'inizio ed è poi degenerato in un free-for-all fiscale che ancora una volta è stato usato per mascherare patologie cui non si voleva porre rimedio. Realisticamente, ci troviamo in una situazione che equivale a una traversata nel fango, combattiamo e combatteremo passando da una crisi all'altra. È difficile prevedere per quanto continuerà tutto questo, ma è certo che non può essere infinito. Abbiamo già da oggi la certezza che il regime attuale verrà di nuovo messo a dura prova dalla prossima crisi globale, questa volta partendo però con tre criticità in più: maggiore debito, maggiore disoccupazione ed enorme instabilità politica. Ormai viviamo in un mondo in cui l'azzardo morale è imperante e la Commissione europea è soltanto una creatura formata da forze politiche che si sono arrese rispetto al loro compito di rafforzare le regole». 

Inoltre, «la Bce ha varcato il Rubicone e ora si trova in una posizione non gestibile, tentando di riconciliare ruoli conflittuali tra loro di regolatore bancario, membro forte della Troika e agente di politica monetaria. La sua stessa integrità finanziaria è sempre maggiormente in discussione». In effetti, la Bce detiene oltre 1 triliardo di euro di controvalore di bond comprati con rendimenti artificialmente bassi o addirittura negativi, un qualcosa che implica perdite notevoli una volta che i tassi di interesse salissero: »Un'uscita dalla politica di Qe è sempre più difficile con il passare dei giorni e le conseguenze possono essere potenzialmente disastrose», chiosa Issing. A detta del quale, «il deterioramento della qualità del collaterale eligibile all'acquisto è un problema grave. La Bce oggi sta comprando bond corporate che sono vicini al rating di credito "spazzatura" e gli haircuts che già implica il mercato possono a malapena conciliarsi con un downgrade di credito di un notch. Il rischio reputazionale implicito ad azioni simili da parte di una Banca centrale era assolutamente impensabile in passato». 

Giova ricordare che il professor Issing fu una delle poche voci critiche del primo salvataggio greco del 2010, operazione che definì «niente più che un salvataggio delle banche francesi e tedesche», tanto che a suo modo di vedere la cosa migliore sarebbe stata espellere la Grecia dall'euro, fornendo così un salutare esempio per tutti. Certo, Atene avrebbe poi beneficiato del massimo supporto dall'Ue, ma solo dopo aver ripristinato un tasso di cambio gestibile, ritornando alla dracma. Insomma, una persona raziocinante. E, soprattutto, il capo economista della Bce. Il quale, ci sta dicendo che l'esperimento euro non solo è un fallimento, ma sta per saltare del tutto. 

Invece di perdere tempo ad accapigliarci sul bicameralismo paritario o l'eliminazione del Cnel, non sarebbe il caso di attrezzarci con un contingency plan per questa eventualità sempre meno remota? 



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