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RENZI vs UE/ Così l'Europa ci "tiene per il collo"

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Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (LaPresse)  Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (LaPresse)

Di regole nuove da mettere all’interno della costruzione europea ce ne sono a bizzeffe. Renzi cerca di portare acqua al suo mulino, perché vede che l’Italia è stata lasciata sola di fronte all’emergenza migranti. D’altra parte coloro i quali tanti anni fa hanno legato il nostro Paese all’unione monetaria europea avrebbero potuto fare le cose diversamente. Se avessero insistito per inserire nei famosi parametri di Maastricht oltre al rapporto debito pubblico/Pil anche quello debito privato/Pil, a questo punto l’Italia sarebbe sicuramente tra i Paesi più virtuosi.

 

Perché dunque l’Italia finisce sempre sul banco degli imputati?

La scusa che è sempre messa sul tavolo per giustificare il fatto che gli altri Paesi dell’Unione europea possono sforare il rapporto deficit/Pil con molta più facilità rispetto all’Italia è il fatto che noi abbiamo un elevato rapporto debito pubblico/Pil. Gli altri invece, pur avendolo incrementato notevolmente negli ultimi anni, sono a livelli inferiori rispetto a noi. Il vero problema però è un altro: l’Italia è un Paese scomodo per l’Unione europea, perché la nostra economia rappresenta la seconda potenza manifatturiera dopo la Germania. Attraverso il rispetto di rigorosi parametri di deficit, l’Unione Europea ci tiene per il collo.

 

Se il nostro debito privato è più basso degli altri, perché le banche sono affette dai Non Performing Loans o crediti deteriorati?

Nei vari Paesi il debito privato è molto più elevato rispetto al rapporto debito/Pil. Nei momenti di crisi c’è un’osmosi, nel senso che poi il debito privato va a ricadere bene o male sul sistema delle banche. La Germania però è riuscita a trasferire il debito privato sullo Stato, mentre l’Italia lo ha riversato direttamente sui clienti delle banche creando solo ulteriore disagio. Inoltre negli ultimi anni di crisi il debito privato italiano è aumentato. I bassi tassi d’interesse hanno incentivato gli italiani a indebitarsi ancora di più.

 

Che cosa accadrebbe se i tassi ricominciassero a salire?

Questo farebbe aumentare il costo del sostentamento del debito, ma nello stesso tempo anche l’inflazione. Oggi siamo in deflazione, mentre quando il debito diventa inflazionato compensa l’incremento dei tassi come ai tempi della lira.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
21/10/2016 - Italia e ue-eurozona (delfini paolo)

L'Italia è per la ue-eurozona un grasso pollo da divorare !

 
21/10/2016 - il nodo al collo (antonio petrina)

L'UE ci tiene al collo ,giustamente per il patto di riduzione del debito (Maastricht: pacta sunt servanda!). Ora ci sono 2 vie per ridurre la montagna del debito :quella di far come il mercante di Venezia ovvero quello di tener dura la mano al collo, ma gradualmente ridurre quel debito riducendo le spese . Daltronde quando si firmò il patto nel 98 , si accertò che l'italia ce l'aveva fatta e ridurre il debito esploso fino al 94 (PAsinetti,L'anomalia del debito pubblico italiano,1998). Quindi non occorre far "orecchie " da mercante, ma ,con la mano ben stretta sul nodo (Carli), ridurre le spese pubbliche improduttive, così piegando il deficit ulteriormente.