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FINANZA/ Unicredit, Pioneer e il nuovo conflitto d'interessi di Mediobanca

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Però, per capire come siano possibili tali stranezze, va prima capito che non c’è alcun profilo né etico, né morale, né deontologico che superi le poche, stitiche norme da osservare formalisticamente. Tutto ciò che, in questi ambiti, non è esplicitamente vietato, è permesso. Come, altrimenti, interpretare l’indifferenza che ha accolto, sempre a proposito dei conflitti d’interesse di Mediobanca, il caso Parmalat-Lactalis?

Nel 2013, il giudice di Parma adottò una serie di misure a tutela della società dopo il controverso acquisto da 904 milioni di dollari di Lactalis American Group (Lag) che vedeva Lactalis giocare contemporaneamente su due tavoli, quello del venditore americano e quello del compratore tramite la cassa della neo acquisita Parmalat, di cui è il primo azionista. Ebbene, chi era il “consulente indipendente” di Parmalat, che ne avrebbe dovuto tutelare l’interesse a sborsare il meno possibile per la Lag, in questa assurda negoziazione con il proprio stesso azionista, che imponendo alla controllata italiana di acquistare da se stessa la controllata americana non faceva che trasferire liquidità da Parma a Parigi? Mediobanca!

L’istituto guidato da Alberto Nagel - ha scritto il magistrato - era “plausibilmente condizionato dalla prospettiva di riscuotere” 94 milioni di euro da Lactalis, cioè una parte dei 420 milioni prestati ai francesi per l’Opa con la quale avevano rilevato Parmalat l’anno prima. Eppure un “comitato parti correlate” di Parmalat ormai francesizzata aveva nominato Mediobanca quale consulente indipendente! Che aveva rilasciato ai francesi il suo “ok” (si chiama fairness opinion) sul valore della Lag il 22 maggio 2012. E sempre in quel testo il giudice rivela che Mediobanca aveva accettato, per fare da consulente, un prezzo pari a un terzo di quello chiesto dai concorrenti all’incarico, Rothschild e Hsbc, le altre due banche in corsa, da risultare “anomalo”. Per amore verso Parmalat o per seguire poi meglio, in quel ruolo, i propri interessi, e non quelli della società che avrebbero dovuto essere il pagare la Lag il meno possibile?

È il mercato, bellezza. E ci possiamo fare poco. Perché è poco, troppo poco, regolamentato. Almeno lamentarsene.



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