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RENZI vs UE/ Gli scivoloni del Governo sulla manovra

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Pier Carlo Padoan (LaPresse)  Pier Carlo Padoan (LaPresse)

«Sui fondi per la sanità e il condono fiscale Matteo Renzi si arrampica sugli specchi ricorrendo a degli artifici di linguaggio. La realtà è che dal 2016 a oggi i fondi per la sanità hanno subito un taglio del 15%, e che la misura che garantisce le coperture in legge di bilancio non solo è un condono a tutti gli effetti, ma anche un intervento realizzato in modo non equo». Lo rileva Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano. Dopo l’anticipazione della lettera della Commissione Ue contenente una serie di rilievi sulla legge di bilancio 2017, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha replicato: “La legge di bilancio non si cambia. Se l’Unione europea avrà osservazioni da fare ascolteremo ma questa manovra ha il deficit più basso degli ultimi dieci anni. Gli sforzi li stiamo facendo e vogliamo dare un segnale ai cittadini, non alle tecnocrazie di Bruxelles”. Il premier quindi ha aggiunto: “La manovra dà due miliardi in più alla sanità, e questi non sono né di destra né di sinistra”.

 

Professore, Renzi fa passare i mancati tagli alla sanità per dei fondi aggiuntivi. Come valuta questo modo di presentare i fatti?

Quello di Renzi è un artificio di linguaggio. Secondo i dati Eurostat, tra il 2010 e il 2013 la spesa pubblica per la sanità in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, è diminuita del 10%. Questo significa che dal 2010 a oggi il calo è stato sicuramente nell’ordine tra il 10% e il 15%. In questa situazione Renzi afferma: “Non diminuisco di 2 miliardi i fondi per la sanità, e quindi è un aumento”. Lo considero un arrampicarsi sugli specchi.

 

Come stanno le cose in realtà?

In realtà la spesa sanitaria è già stata tagliata del 15%, e se va bene resterà diminuita di quell’importo: anche se probabilmente calerà ancora un po’ di più. Del resto non è una supposizione ma un fatto cui assistiamo tutti i giorni, perché la sanità privata sta proliferando in modo quasi epidemico.

 

Per il premier, il rapporto deficit/Pil è il più basso degli ultimi dieci anni. È davvero un motivo di vanto?

Tra i fattori di squilibrio monitorati dall’Unione europea ci sono numerose variabili che includono la disoccupazione e le partite correnti. Per l’Italia le due variabili su cui l’Ue punta il dito e su cui noi abbiamo deciso di adeguarci in maniera totale sono il disavanzo pubblico e il rapporto debito/Pil. Sarebbe molto meglio se Renzi potesse esibire il risultato di una crescita economica perché se il Pil aumenta, il rapporto debito/Pil diminuisce.

 

Un altro passaggio dell’intervento del capo del governo è che in manovra“non c’è nessun condono”, ma nella realtà la legge di bilancio 2017 si basa molto su entrate una tantum. Come faremo l’anno prossimo?

È una bella domanda. Io mi auguro che nel 2017 la fortuna ci assista con una ripresa mondiale più forte del previsto, perché la situazione non è così incoraggiante. Inoltre, quello inserito in legge di bilancio 2017 è un condono, ma soprattutto come molte misure finora adottate è un provvedimento che non tiene conto del pregresso. È un po’ avvenuto per quell’infelice riforma che porta il nome di legge Fornero.

 

In che senso la voluntary disclosure non tiene conto del pregresso?



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