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GIORNATA DEL RISPARMIO / Redditi e fiducia: nell'indagine Ipsos un'Italia ancora convalescente

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Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti  Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti

Prevalgono, invece, coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce, e oggi sono la maggioranza assoluta (51%, +3 punti percentuali) a testimonianza di un affievolirsi dell’ansia di non riuscire a mettere via nulla e della propensione, invece, a risparmiare fisiologicamente nel corso della vita quotidiana. Al contempo cresce la percentuale di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono l’11% degli italiani (come nel 2006), in aumento rispetto al 2015 (8%).

Ma che cosa significa risparmiare per gli italiani? Quest’anno l’abbiamo chiesto specificatamente. Per il 63% risparmio significa attenzione alle spese superflue ed evitare gli sprechi; solo per il 10% vuol dire guadagnare più di ciò che si riesce a spendere. Quindi, per la maggioranza, l’attuale cultura del risparmio ha tratti molto moderni, richiamando la responsabilità sociale del consumatore e la sostenibilità delle sue scelte di consumo nel lungo periodo. Esso rappresenta un ponte verso il futuro, sia perché riduce i rischi per la famiglia, e nel contempo la educa a un consumo responsabile, sia perché offre la possibilità di destinare risorse economiche alle attività produttive. All’idea del risparmio l’italiano associa innanzitutto quella di tranquillità (45%), una tranquillità che nasce dal saggio sacrificio (43%) dell’oggi per un futuro maggiormente tutelato (35%). Il risparmio è, infatti, ritenuto utile per le famiglie ai fini di: garantire la sicurezza economica nella fase di ritiro dall’attività lavorativa (44% fondamentale, 33% importante); per la programmazione del futuro (42% fondamentale, 36% importante); per un’educazione al consumo responsabile (39% fondamentale; 38% importante).

Riguardo agli investimenti, ancor più che nel passato, chi ha risorse disponibili mostra una forte preferenza per la liquidità: riguarda 2 italiani su 3. Inoltre, chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi. Sembra, poi, che l’investimento ideale non esista più: il 32% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +5 punti percentuali rispetto al 2015), il 30% lo indica negli immobili (+1 punto percentuale), il 30% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri (-5 punti percentuali rispetto al 2015; un calo dovuto probabilmente ai bassi tassi attuali). Ultimi, con l’8%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (scendono di 1 punto percentuale rispetto al 2015).

Il risparmiatore italiano è sempre più attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento (dal 43% al 44%) rispetto alla sola solidità del proponente (dal 28% al 24%) e cresce di 5 punti percentuali l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (dal 13% al 18%). Quello che si delinea è il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio, perché ritiene sempre più di non essere sufficientemente tutelato da leggi e controlli: nel 2016 il 74% parla di norme e controlli non efficaci, mostrando una brusca inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni (era il 58% nel 2015, il 65% nel 2014, il 72% nel 2013) e c’è sempre meno fiducia che la tutela del risparmiatore aumenti nei prossimi 5 anni (il 19% pensa che il risparmiatore sarà più tutelato, mentre il 67% ritiene che lo sarà meno). Questo spiega come mai, considerando lo scarso rendimento degli investimenti ritenuti più sicuri, a fronte di un aumento di capacità di risparmio, cresce al contempo la preferenza per la liquidità. Da quanto finora detto si evidenzia una notevole polarizzazione tra chi sta bene ed è sempre più tranquillo nelle scelte di consumo e di risparmio e chi è in difficoltà e non vede miglioramenti nella propria situazione.



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