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SPY FINANZA/ Italia, la resa dei conti pronta dal 9 dicembre

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State pure tranquilli: fino al 5 dicembre, l'Europa non dirà nulla. Starà lì, rigida e severa come una maestra d'altri tempi, ma non c'è rischio che utilizzi la matita rossa: non può permetterselo. E non tanto perché Renzi pensa di aver stipulato la propria assicurazione sulla vita durante il viaggio negli Usa da Obama, ma per il semplice fatto che l'impalcatura stessa dell'Unione ormai è un fragile insieme di legni marci che sta in piedi soltanto grazie all'immobilità delle istituzioni: alla prima mossa, crolla tutto. 

La notizia davvero importante è arrivata venerdì scorso, quando l'agenzia di rating canadese Dbrs ha confermato l'investment grade al rating per il credito del Portogallo: l'avesse tolto, la Bce non avrebbe più potuto comprare carta di Lisbona e l'accelerazione della fase finale della crisi europea sarebbe stata devastante. Ma anche ieri è arrivato un segnale chiaro dello stato dell'arte del Vecchio Continente: dopo aver fatto la faccia dura per un paio di settimane, il board dei direttori dell'Esm, lo European stability mechanism, ha autorizzato il versamento di 2,8 miliardi al governo greco, fondi che costituiscono la seconda tranche della prima parte del terzo prestito dell'eurozona. «La decisione di oggi è la dimostrazione che il popolo greco sta facendo costanti progressi nel riformare il Paese: il governo ha completato le misure fondamentali nel settore delle pensioni, della governance delle banche, dell'energia e nella raccolta delle imposte», ha commentato il direttore dell'Esm, Klaus Regling. 

Balle, i conti greci sono a pezzi e non passa giorno che le strade di Atene non siano invase di manifestanti: ma basta che le telecamere restino spente e il gioco è fatto. L'esborso di 2,8 miliardi consiste in due tranche: un miliardo è stato approvato in seguito all'attuazione delle 15 misure considerate "pietre miliari" del programma di riforma concordato per ottenere il terzo prestito dai creditori eurozona e sarà usato per pagare gli oneri del debito. Il resto, 1,8 miliardi, può essere sborsato, indica l'Esm, dopo la valutazione positiva della soluzione degli arretrati netti da parte della Grecia. Questa seconda tranche del versamento sarà trasferita in un conto speciale per la regolazione degli arretrati. All'economia ellenica - e quindi ai cittadini - non arriverà niente, è la solita partita di giro: io do i soldi ad Atene, la quale così può ripagarmi di quanto mi deve. Ipocrisia allo stato puro. 

Klaus Regling ha inoltre indicato che ci sono le condizioni per il completamento della seconda verifica del programma di riforme nei tempi previsti: l'Eurogruppo aveva dato l'ok già l'11 ottobre, ma la seconda tranche, 1,7 miliardi, era stata congelata in attesa di verifiche sugli arretrati dello Stato con i privati. E la verifica ha dato esito positivo, guarda caso anche perché, giova ripeterlo, tutti i soldi, come sempre, torneranno a stretto giro di posta ai creditori. Dopo l'esborso di ieri, l'assistenza finanziaria dell'Esm ha raggiunto i 31,7 miliardi su un totale previsto fino a 86 miliardi: a oggi, Esm e Efsf (il primo fondo salva-stati istituito dalla zona euro per i salvataggi dei Paesi) hanno sborsato 173,5 miliardi alla Grecia. 

Ma non essendo veri fondi per il governo, bensì denaro che tornerà a stretto giro di posta a Bruxelles, i guai per Atene non sono affatto finiti: il governo Tsipras, per stare agli impegni, dovrà liberalizzare il mercato del lavoro e rimettere mano a fisco e tasse, come chiede il Fmi, con l'obiettivo di arrivare a un'intesa tra novembre e marzo, per avviare poi i negoziati sul taglio al debito di 320 miliardi. Anche qui, come con il Portogallo, si calcia avanti il barattolo, ma la Grecia è fallita nei fatti: o le si condona la gran parte del debito, dandole la possibilità di ripartire o è inutile prendere in giro la gente. 



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