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L'INTERVISTA/ Castagna (Bpm): la fusione con il Banco Popolare è decisiva per noi e per il sistema-Italia

Pubblicazione:lunedì 3 ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 3 ottobre 2016, 13.31

Giuseppe Castagna, Ad della Popolare di Milano Giuseppe Castagna, Ad della Popolare di Milano

Solo i grossi gruppi bancari possono avere le risorse tecniche ed economiche per soddisfare una tale richiesta e poter competere in un mercato in crescita e sempre più concorrenziale. Da questi presupposti nasce l’esigenza di ampliare le proprie dimensioni. L’integrazione tra Bpm e Banco permetterà di creare un gruppo, che mantenendo le proprie radici di banca territoriale, si estenderà in tutta Italia, con un posizionamento nel nord del Paese quasi uguale a Intesa Sanpaolo e UniCredit. Il progetto di fusione, oltre a un aumento della redditività, genererà la possibilità di una migliore e più articolata offerta di prodotti e servizi alla nostra clientela. Questo a livello nazionale significa dare maggior linfa alle piccole medie imprese per aiutare la ripresa economica del Paese, nonché alle famiglie, per concorrere alla crescita dei consumi e alla stabilità sociale.

 

La fusione Bpm-Banco porterà contestualmente alla nascita di una Spa bancaria e questo rappresenta anche il compimento del percorso di riforma delle Popolari delineato dal Governo all'inizio del 2015. La Popolare di Milano, in particolare, è una banca storicamente legata al modello cooperativo. E' possibile contemperare le spinte della riforma con le attese dei soci riguardo una transizione lineare? Banco-Bpm sarà il terzo champion nazionale: resterà anche una "grande banca di territorio" come nella tradizione operativa delle due banche?

Il decreto emanato dal Governo ha previsto che tutte le Popolari con attivi superiori a 8 miliardi entro la fine del 2016 si trasformassero in Spa. Il provvedimento ha rappresentato un stimolo indubbio per le stesse a prendere in considerazione un progetto di aggregazione, così da non rischiare di essere oggetto di appetiti da parte di realtà più grandi. Bpm si è mossa con grande anticipo. Nelle tappe di questo percorso abbiamo messo in sicurezza i principali aspetti di welfare per i dipendenti e portato a termine anche un accordo per il Fondo di solidarietà volontario, così da assicurare condizioni assolutamente vantaggiose al personale che aderirà. Potremo dunque essere i veri protagonisti del cambiamento, con il grande privilegio di poter anche scegliere le modalità con cui affrontarlo. Sul piano strategico ho sempre ritenuto - personalmente - che non sia la ragione sociale a definire una banca “di territorio”, ma una questione di identità: oserei dire di Dna. Banca Popolare di Milano per oltre 150 anni di storia è stata partner affidabile di numerose iniziative nei suoi territori di riferimento. Questo anche perché da statuto la banca può scegliere di destinare un importo non superiore al 2% dell'utile netto deliberato dall'assemblea nell'esercizio precedente, da utilizzare per la realizzazione di iniziative riguardo ai territori di insediamento del gruppo. All’interno dello statuto del nuovo Gruppo Banco-BPM è prevista la possibilità di destinare una quota del 2,5% dell’utile netto d’esercizio per le medesime iniziative. Credo che questo - e non solo - testimoni una volontà effettiva di proseguire l’impegno che da sempre è stato profuso a favore dei territori di appartenenza.

 

Il sistema bancario italiano negli ultimi anni è stato sottoposto a pressioni forti su molti fronti: la recessione (che ha gonfiato le sofferenze nei bilanci), il pressing regolatorio, soprattutto sul versante dei requisiti di capitale dopo l'avvio dell'Unione bancaria, l'inedito contesto finanziario "tassi zero", non da ultimo un'immagine negativa presso l'opinione pubblica. Il piano Banco-Bpm - come ha sottolineato anche il ministro dell'Economia Padoan guardando con esplicito favore alla fusione - intende proporsi come una storia di "exit" positiva. Quali sono, comunque, a suo avviso, condizioni che possono agevolare l'intero sistema bancario italiano sulla via del turnaround? 


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