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FINANZA E POLITICA/ I 15 mesi di "inferno" in arrivo per l'Italia

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Si pensi solo alla politica monetaria estremamente favorevole all’Italia. Mario Draghi, rispondendo alle critiche, soprattutto tedesche, ha detto che la Bce non ha favorito i paesi più deboli o periferici; nel senso che non lo ha fatto a posta, le sue decisioni avevano in mente l’euro, i prezzi e la stabilità finanziaria, l’uscita dalla lunga recessione. Ma resta il fatto che il Tesoro italiano ha risparmiato almeno 80 miliardi di euro in tre anni, le banche hanno avuto un’iniezione di liquidità senza precedenti che ha consentito loro di comprare titoli senza più il rischio sovrano corso nel 2010-2011 (lo spread, il mostro che si mangiava i nostri risparmi è retrocesso a livello di spettro), il governo ha potuto indebitarsi ancora, finanziando in deficit la spesa assistenziale, sociale, e talvolta persino clientelare. E qui bisogna spezzare una lancia a favore della commissione Ue: quando Moscovici chiede che fine hanno fatto i 19 miliardi di flessibilità concessi l’anno scorso, Renzi risponde parlando d’altro.

Il fardello maggiore che questa legislatura trasferisce sulla prossima è naturalmente un debito pubblico cresciuto nonostante la ripresa (per piccola e fragile che sia), ma è anche una produttività della “azienda Italia” che continua scendere, con l’industria che non investe e i servizi che non tengono il passo della modernizzazione in corso nei paesi nostri concorrenti, Spagna compresa. Dunque, lanciando lo sguardo oltre le polemiche contingenti, cercando di leggere non solo i segni della congiuntura, ma le tendenze quanto meno di medio termine, bisogna riconoscere i limiti profondi del governo, del parlamento, della classe politica nel suo insieme, di maggioranza e d’opposizione. Non per fare di tutt’erba un fascio, ma per non farsi troppe illusioni.

L’opposizione di destra, grillina e di sinistra, ha giocato allo sfascio, rifiutando di sostenere qualsiasi misura del governo, persino sul terremoto prevale la contrapposizione. La maggioranza a sua volta non è stata in grado di allargarsi quando si trattava di affrontare priorità davvero nazionali e qui l’esempio più eloquente, a parte la riforma costituzionale, è la politica estera e di sicurezza che comprende anche l’accoglienza dei profughi.

Sussurri e grida, dunque, continueranno ad alternarsi, sperando che qualche nuova tempesta finanziaria non interrompa questo balletto rococò.



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