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I NUMERI/ 4 buone notizie (e un panorama cupo) per l'economia italiana

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Il 27 ottobre a Milano si è svolto il convegno del Forum della Meritocrazia, in collaborazione con Great Place to Work, Aidp e Change, dal titolo “Meritocrazia e Leadership, cosa è cambiato negli ultimi tre anni?”. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati dell’osservatorio di ricerca sulla Meritocrazia nelle organizzazioni arrivato ormai al terzo anno. La ricerca di quest’anno si basa su alcuni campioni di partenza: 49 aziende che hanno collaborato al progetto Leadership e Meritocrazia 2016, 40 aziende pubblicate nella classifica Best Workplaces Italia 2016, un campione rappresentativo di lavoratori del settore pubblico e privato (345 lavoratori pubblici, 786 lavoratori privati) e 14 istituti scolatici.

L’incontro è stato promosso per discutere i risultati e capire come una buona leadership manageriale e la meritocrazia portino a ricadute positive anche sulla competitività e sulla crescita delle organizzazioni e del contesto generale.

I dati (riassunti nel grafico a fondo pagina) mostrano come il 56% dei collaboratori delle aziende che hanno partecipato a Leadership e Meritocrazia 2016 valuta la propria azienda come meritocratica; nelle aziende pubblicate nella classica Best Workplaces Italia 2016, il livello di meritocrazia è percepito al 73%. Molto inferiore è il dato relativo al campione di aziende pubbliche, con una percezione del 19% e nelle aziende private, dove la percentuale si ferma al 24%. Nel campione di istituti scolastici italiani analizzati, la percezione di meritocrazia si attesta al 59%. In particolare, i dati mostrano una difficoltà generalizzata sui temi della collaborazione, del riconoscimento del merito e delle credibilità dei leader, mentre sono un pochino migliori sul tema della responsabilizzazione delle Persone.

Quattro le buone notizie emerse:

1) anche in Italia ci sono dei veri e propri campioni del merito (per esempio Zeta Service e Manfrotto, ma l’elenco potrebbe continuare);

2) le aziende che si misurano con costanza stanno lentamente, ma costantemente migliorando, da 53% (2014) a 56% di percezione di meritocrazia;

3) nella scuola ci sono segnali confortanti;

4) ci sono ormai associazioni (Anp) e sindacati (Fim-Cisl) che hanno ben chiaro il valore del merito nelle organizzazioni e sono impegnati a diffonderlo.

Tolte però queste primizie bisogna dire che il panorama generale è abbastanza negativo. Sapevamo già della situazione difficilissima della Pubblica amministrazione (19%), ma preoccupa molto il settore privato (24%) nel quale solo una persona su quattro crede che vi sia meritocrazia. Tante aziende ancora oggi non si misurano, non si confrontano, non utilizzano strumenti professionali e non sembrano interessate a valorizzare le proprie persone.

Un cultura generale è quindi sempre più necessaria, insieme a strumenti di policy che favoriscano il merito nelle aziende e nell’economia in generale.

 



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