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I NUMERI/ Se anche l’Africa fa meglio di Europa e Italia

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La direttrice del FMI Christine Lagarde (LaPresse)  La direttrice del FMI Christine Lagarde (LaPresse)

La seconda: l’Africa sta subendo una profonda trasformazione di lungo periodo, caratterizzata da una rapida digitalizzazione, dall’urbanizzazione e dalla crescita della popolazione in età lavorativa, che nel 2034 supererà la forza lavoro della Cina e dell’India. Questa tendenza demografica può sbloccare la crescita economica tramite un progresso della diversificazione economica, e sostenere l’industrializzazione.

Di fatto, i paesi oggi ad alta crescita - che comprendono la Costa d’Avorio, l’Etiopia, il Kenya e la Tanzania - hanno già realizzato un progresso sostanziale nel ridurre la loro dipendenza dall’esportazione di materie prime, a favore del commercio, dell’investimento e dei consumi interni. E molti paesi a più bassa crescita potrebbero indirizzarsi su un sentiero simile. Una nuova ricerca da parte del McKinsey Global Institute (Mgi) mostra che la spesa da parte dei consumatori e delle imprese africane realizza già 4.000 miliardi di dollari. Per il 2015 la spesa privata potrebbe raggiungere i 5.600 miliardi di dollari - 2.100 miliardi da parte delle famiglie e 3.500 da parte delle imprese.

Insomma, il terreno è fertile. In questa cornice è importante che il Continente non perda i suoi talenti più promettenti, un rischio denunciato dal Fondo monetario internazionale: la Gran Bretagna, così proterva nella promessa di chiudere le frontiere, assorbe ogni anno migliaia di medici e infermieri in arrivo dal Continente nero. Al contrario, merita sottolineare la sfida della sempre più vituperata Commissione Ue. Jean-Claude Juncker ha annunciato lo stanziamento di 3,35 miliardi di euro di risorse provenienti dal bilancio Ue e dal Fondo europeo di sviluppo nella speranza di arrivare a mobilitare fino a 44 miliardi di euro di investimenti grazie a un sistema di garanzie innovative a copertura degli investimenti privati. La cifra, se gli Stati faranno la loro parte, potrebbe raddoppiare a 88 miliardi: a ben cercare le buone notizie non mancano. Per fortuna.

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