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FINANZA E POLITICA/ La finta apertura dell'Ue all'Italia

Pubblicazione:sabato 8 ottobre 2016

Pierre Moscovici, commissario dell'Unione Europea (LaPresse) Pierre Moscovici, commissario dell'Unione Europea (LaPresse)

No. Non si può immaginare che la politica economica europea si materializzi esclusivamente in una politica monetaria, per di più strangolata da regole sempre più stringenti. Il Quantitative easing del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è destinato o a finire o comunque a doversi allargare in altre direzioni. Il rischio di un aumento dei tassi d’interesse incomincia dunque a profilarsi all’orizzonte.

 

Ridurre il debito non è anzitutto nell’interesse dell’Italia?

Non si può parlare di debito senza tenere conto del suo rapporto con il Pil. Nel 2007 il rapporto debito/Pil dell’Italia era pari al 103,47%, mentre nel primo trimestre 2016 ha raggiunto il 135,4%. Se l’Italia avesse avuto una crescita economica come nella prima fase dell’euro, il nostro rapporto debito/Pil sarebbe sceso al di sotto del 100%. In questi anni noi abbiamo fatto sacrifici enormi. La spesa pubblica in termini reali per la sanità è diminuita del 10% in cinque anni, e nello stesso periodo quella per l’istruzione è calata del 13%. Questo significa veramente sbriciolare un Paese.

 

La soluzione è andare verso una maggiore integrazione europea o verso la dissoluzione dell’euro?

Nessuno per ora è sceso nel dettaglio di quello che significhi una dissoluzione dell’euro sul piano economico e politico. O noi come europei pensiamo di trasformare finalmente questa situazione, oppure il fatto che un grande Paese come l’Italia scivoli fuori dall’euro è una prospettiva dietro l’angolo. Si tratta di un rischio serio, grosso. Basterebbe lo 0,5% di tasso d’interesse in più e già noi avremmo dei problemi. Questo ragionamento va fatto. Se la maggior parte dei Paesi che appartengono all’Unione europea non crede più nel suo progetto, diciamolo e cerchiamo di organizzare qualcosa che non sia traumatico. Vorrei che fosse chiaro che così non si può andare avanti per più di due o tre anni.

 

Che cosa accadrà di qui a due o tre anni?

Ciò che pavento è una divisione disordinata, cioè la possibilità che nel giro di due o tre anni arrivi in Italia la Troika come è accaduto in Grecia. A quel punto altro che populismo, anzi avremo un problema di piazza.

 

(Pietro Vernizzi)



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