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Economia e Finanza

FINANZA/ Un nuovo "disastro" pronto per le banche

Le banche si troveranno presto ad affrontare difficili scelte che riguardano i propri organici. Trovare soluzioni non sarà facile. SERGIO LUCIANO ci spiega perché

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Chiudere un terzo degli sportelli bancari in Europa. Cioè, in Italia, 10 mila sportelli su 28 mila. Chiuderli per non fallire. È la previsione, più che la ricetta - cruda, anzi crudele, ma purtroppo non campata in aria - di uno studio del Fondo monetario internazionale, non di un’Associazione degli integralisti anti-usura. Fa riecheggiare sinistramente la stangata del premier italiano Matteo Renzi a Cernobbio - certo in quell’occasione non solo sincero, ma impolitico al massimo - quando ai primi di settembre disse che la metà degli attuali dipendenti bancari italiani sono di troppo, circa 160 mila persone.

Ma cos’è successo? Cos’ha trasformato una categoria professionale da secoli sinonimo di solidità e benessere in una razza in via d’estinzione? La risposta ultima è semplice, ed è in una parola-chiave che ha già fatto il suo effetto sui lavoratori del mondo delle produzioni musicali ed è in corso di applicazione al mondo del giornalismo tradizionale: internet. Insieme a internet ci sono molte altre cause dietro questa crisi inattesa, precedenti e anche più incisive, che vanno ricordate, ma la forza di internet è quella oggi più schiacciante.

L’impiego permeante delle tecnologie digitali diffuse dalla Rete nelle tasche di tutti gli umani titolari di un conto corrente ha disintermediato le banche, parola complicata per spiegare una cosa semplice: prima del web, per fare un’operazione bancaria si doveva andare in banca; dopo il web, per fare la stessa operazione basta accendere il telefonino, si fa prima, costa nulla. Le banche e i banchieri lo sanno? Oggi sì: ma incredibilmente alcune banche importanti, ancora in questi giorni, si ostinano a presentare come se fossero grandi innovazioni il potenziamento elementare di siti web e sportelli on-line in ritardo di dieci anni. Come mai, sono ignoranti, o impazziti, questi dirigenti di banca? Nossignore. Sono - o sono stati - ciecamente arroganti.

Meglio spiegarsi. Le banche non sono mai state aziende efficienti. È efficiente un’azienda che ottiene il massimo risultato col minimo costo. Cioè un’azienda che sa che per guadagnare bene non può contare sulla crescita indefinita e arbitraria dei ricavi, ma può solo tenere i costi sotto controllo. In questo senso Ryanair è efficiente: fa furbate ignobili costringendo le Regioni italiane (cioè: noi contribuenti, anche di altre regioni) a pagarla per mantenere i suoi voli nei loro scali, è vero. Ma non c’è un euro che venga sprecato nella gestione di quei voli. Il gruppo Cairo è efficiente e la Rcs no (o non ancora) perché nel primo si compra a 14 mila euro un servizio che nel secondo viene pagato 12 volte di più...

Ebbene, per decenni le banche sapevano invece di poter alzare i loro ricavi a piacimento, senza alcun controllo da parte del mercato, né da parte dei regolatori: e di conseguenza se ne fregavano di tenere sotto controllo i costi, anzi spendevano e spandevano. Non le contrastava il mercato - cioè di noi consumatori -, perché non avevamo alternative che ci permettessero di comprare a miglior prezzo da altri fornitori quei servizi, agendo infatti quei fornitori in un regime di “cartello” oligopolistico, in cui cioè tutti praticano gli stessi prezzi per guadagnare tutti molto e nessuno si fa concorrenza. E non le contrastavano i regolatori, cioè da noi la Banca d’Italia, la quale pur di prevenire il rischio di un fallimento di una banca (ed effettivamente ce ne sono stati pochissimi, in Italia) le lasciava ingrassare a dismisura.