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Economia e Finanza

IDEE/ Il "reddito complementare" per uscire dalla crisi

Per cercare di uscire dalla crisi sarebbe utile poter aumentare i redditi. Per farlo, dice MAURO ARTIBANI, una soluzione può essere far fare il prezzo giusto ai prezzi

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Ci risiamo: le ultime previsioni del Fmi, rese note pochi giorni fa, segnalano una crescita globale del Pil “sottotono”, pari al 3,1% nel 2016, che salirà al 3,4% l’anno prossimo, con i Paesi in via di sviluppo che supereranno la velocità di crescita delle economie avanzate. Non paga la Lagarde chiosa: “La mia speranza al termine della riunione annuale è che ogni ministro delle Finanze, ogni governatore di una banca centrale, tornerà a casa pensando, ‘Che cosa posso fare per spingere la crescita che è attualmente troppo bassa, per un tempo troppo lungo, beneficiando troppo pochi?’”.

Ve lo giuro, a quel dire, tornare a casa è stato un tormento. Già, cosa posso fare? Mettiamola così: per uscire dell’inghippo, tocca ricapitalizzare il reddito di chi fatica. Sì e senza infingimenti: un reddito complementare perché quello da lavoro da solo non basta a fare tutta la spesa che serve a fare tutta la crescita che serve a far star bene tutti.

S’ha da fare perché i redditi, erogati dall’impresa a chi lavora per produrre beni e servizi, risultano insufficienti ad acquistare quel che viene prodotto. S’ha da fare perché, se la crescita economica rende indifferibile l’esercizio della spesa, questa insufficienza lo differisce. Il complemento di uno scarto per l’esercizio di un obbligo, insomma.

Già, ma chi te lo da’? Lo Stato, attraverso politiche fiscali acconce. Eh no: “Bambole non c’è una lira!” Le Imprese del troppo produrre []? Eh no, a chi lavorando ha sovrapprodotto dicono: “Non c’è trippa per gatti!”. Si, vabbè, ma se “senza soldi non si canta messa”, come si fa a fare la spesa? Beh, la si fa facendo soldi! Come? Far fare il prezzo giusto ai prezzi (sospendendo tutte le azioni reflattive messe in campo “ab illo tempore”) innesca una virtuosa partita di giro. Consente al mercato di apprezzare il valore di servizio della domanda, se ne potrà fare offerta e incassare il dovuto; chi l’acquista sa che lo spendere quell’incasso attribuisce valore alle proprie merci, altrimenti svalutate. C’è già chi lo fa, imprese pro crescita: hanno attrezzato business che acchiappano utili solo e quando i consumatori guadagnano.

[1] All’inizio del 2016 il business degli smartphone ha dato i primi segni di arresto, diminuendo le vendite. Fine 2016, a San Francisco Google presenta una linea di telefonini pensati per sfidare Apple, Amazon e Samsung. Già, gli “animal spirits” sono insopprimibili. Quando va così e così va, per tenere i guadagni, dovranno ridurre i costi, pure quelli del lavoro. Taglieranno ancor di più il reddito di quel lavoro.