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RIPRESA?/ Le trappole di euro e Fiscal compact

Carlo Calenda (LaPresse) Carlo Calenda (LaPresse)

Di recente in Giappone il premier Shinzo Abe ha aumentato l’Iva. Ciò ha prodotto un crollo devastante dei consumi, tanto che il governo ha deciso di ritornare sui propri passi ammettendo il suo errore. Abolito l’aumento dell’Iva le cose sono tornate a migliorare.

 

Sempre per Calenda, “la discussione da aprire il prossimo anno a Bruxelles è sull’esistenza in vita del Fiscal compact”. Lo ritiene possibile?

Il Fiscal Compact all’atto pratico è totalmente inapplicato, tanto è vero che tutti gli Stati dell’Unione europea tranne la Germania sono in deficit. La vera questione è come sarebbe possibile applicarlo, perché solamente un cretino potrebbe pensare che tutti gli Stati vadano in surplus. In questo caso Calenda ne dice una giusta: bisogna discutere sull’esistenza del Fiscal compact. Del resto lo stesso pareggio di bilancio in Costituzione non è applicato, anzi l’Italia sta trattando con l’Unione europea per vedere se possiamo arrivare a un deficit/Pil del 2,5% oppure al 2,2%. A rigor di logica in virtù del pareggio di bilancio in Costituzione l’Italia dovrebbe avere un rapporto deficit/Pil dello 0%.

 

In ogni caso è possibile una ridiscussione delle regole dell’Unione europea che consenta di avere degli obiettivi più realistici?

No, per il semplice fatto che ci sono delle contrapposizioni d’interesse. È totalmente impossibile pensare a delle regole che beneficino tutti e non danneggino nessuno, nel momento stesso in cui nell’Unione europea ci sono interessi contrapposti. Poiché abbiamo creditori e debitori nonché esportatori concorrenti, i conflitti sono all’interno dell’Ue stessa. La conseguenza è che qualsiasi regola danneggia qualcuno a svantaggio di qualcun altro. Lo stesso euro porta svantaggi a tre quarti dell’Unione Europea e vantaggi a un quarto.

 

Il vero problema è l’euro o la mancanza di un’Unione europea politica?

È una vexata quaestio. Certo, se ci fosse un’Unione europea politica con trasferimenti fiscali dove tutto quello che è guadagnato dagli Stati ricchi fosse trasferito a quelli poveri, con uno schema simile a quanto avveniva tra Italia del Nord e Mezzogiorno quando c’era la lira, il sistema terrebbe. In ogni caso però funzionerebbe male, perché abbiamo visto che il sistema dei trasferimenti non comporta nessun beneficio in termini di sviluppo da parte di chi riceve i trasferimenti stessi.

 

(Pietro Vernizzi)

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