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FINANZA/ Così l'Italia può fermare "l'attacco" Ue alle banche

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La scorsa settimana i presidenti dell’Associazione bancaria italiana e di quella delle fondazioni originate dalle ex Casse di risparmio (Acri) hanno rivolto con irrituale intensità critiche pesantissime alle regole Ue nel settore e al modo di applicarle da parte della vigilanza bancaria europea. Inoltre, il presidente della fondazione Cariplo, protagonista del tentativo di organizzare, attraverso il fondo Atlante, una soluzione con capitali privati, sollecitata dal governo a seguito del veto Ue ad aiuti di Stato per riparare il sistema bancario, ha segnalato con parole di rammarico e allarme il fatto di essere stato lasciato solo, a metà del guado.

Le cronache riportano la complessità dei processi di consolidamento e ricapitalizzazione del sistema bancario in atto e una posizione della Bce che chiede di accelerare questo processo. Da un lato, non c’è una crisi bancaria in Italia, come correttamente marcato dal governatore della Banca d’Italia, perché gli istituti stanno funzionando e non c’è un rischio che qualcuno imploda. Dall’altro, permane l’incertezza sul sistema. Questa sta penalizzando Borsa italiana perché le banche ne influenzano molto l’indice creando problemi a tutto il sistema economico.

Negli ultimi due mesi, osservando il sistema dei pagamenti intraeuropei Target 2, si trova che sono defluiti dall’Italia centinaia di miliardi di risparmio e si può ipotizzare che l’incertezza bancaria ne sia una concausa. Non c’è una crisi bancaria, ma gli effetti sono come se ci fosse. Pertanto mi sembra razionale segnalare che tale incertezza vada risolta il prima possibile.

Come? L’enorme errore delle nuove regole bancarie europee è quello di imporre soluzioni in tempi brevissimi a problemi non di natura reale, ma di adeguamento a standard formali inutilmente esagerati. L’altro errore è vietare aiuti di Stato temporanei che nel settore specifico non sarebbero spesa a perdere, ma investimento con profitto. Infatti, più che le banche, bisognerebbe prima aggiustare tali errori regolativi. In particolare, andrebbe valutato il perimetro di applicazione dell’articolo 47 della Costituzione che tutela il risparmio. Secondo me, è ampio al punto da rendere obbligatorio per lo Stato attuare una sospensione temporanea delle regole Ue e sostenere le soluzioni in tempi e modi realistici.

Sarebbe importante una posizione della Corte costituzionale in materia, ma pregando i giudici di consultare gli economisti per definirla. La questione, infatti, è sistemica: l’adeguamento alle norme europee in base alla realtà delle situazioni nazionali e non alla forma astratta.

 

www.carlopelanda.com



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