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GEO-FINANZA/ Sapelli: Ceta, ecco cosa c'è dietro l'accordo tra Ue e Canada

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In essa si sottolineava la decisione, senza precedenti, della Commissione europea, assunta nonostante non vi fosse unità di punti di vista, di qualificare il Ceta come “accordo misto” e pertanto sottoporlo alla ratifica di circa 28 assemblee parlamentari degli Stati Membri e questo perché, nel barocco linguaggio giuridico eurocratico un accordo “a carattere misto” ricade sotto la competenza non esclusiva dell’Ue, ma concorrente con gli Stati membri. Si dichiarava che tale decisione rappresentava un ulteriore danno alla costruzione europea e un decisivo passo verso lo stallo della politica commerciale dell’Unione.

“L’Italia - si legge nella dichiarazione di Calenda - si era detta pronta ad appoggiare un processo di approvazione europeo che avrebbe dovuto prevedere il voto favorevole del Consiglio e del Parlamento Europeo. Un processo pienamente democratico, previsto dai trattati. Le assemblee parlamentari nazionali sarebbero state, anche in questo caso, pienamente legittimate a dibattere i contenuti del Ceta prima della decisione del Consiglio e a dare indicazioni ai Governi circa la posizione da tenere in quella sede. L’accordo con il Canada è il migliore mai siglato dall’Unione Europea e contiene tra l’altro il riconoscimento delle più importanti Dop e Igp italiane e un ampio accesso al mercato degli appalti pubblici e dei servizi; entrambi obiettivi non ancora raggiunti nel negoziato con gli Usa. Ora il processo di ratifica dell’accordo potrà prendere anni e basterà il voto negativo di una assemblea parlamentare nazionale per farlo cadere. C’è da domandarsi come l’Europa potrà ancora essere considerata un partner negoziale credibile. Ed è davvero un segnale preoccupante che la Commissione ceda alle pressioni degli stati membri rinunciando alle proprie prerogative e affermando, nello stesso momento, che la natura giuridica dell’accordo è ‘EU only’ ma che non ha la forza di presentarlo come tale agli stati membri”.

Questa e la realt: ai valloni è tata alzata una palla che essi, travolti dalle loro logiche di lotta tra partiti etnico-nazionalisti, hanno immediatamente afferrato e usato a loro comodo, come dimostra il passo indietro e l’approvazione raggiunta in sede di parlamento belga dopo le pressioni internazionali che non sono mancate. La decisione vallone è stata un episodio della guerra per procura contro il Ceta combattuta su ordine franco-tedesco, con una sorta di ipocrisia e di irresponsabilità senza fine 

Nessuno, del resto, ha ricordato che ben prima del gesto vallone l’antemurale della difesa giuridica tedesca aveva alzato a zero le sue Berte cannoneggiando tutte le più importanti clausole della Ceta affermando che (udite udite) poteva essere approvato… fermo restando l’esame parlamentare del Bundestang dei famigerati problemi ricordati. Ecco, la Corte costituzionale tedesca era stata chiamata a pronunciarsi sulla conformità del trattato ai principi costituzionali tedeschi e aveva affermato che la Germania avrebbe potuto dare il consenso al trattato riservandosi il diritto di uscire. Giochi di specchi sempre giochi di specchi… e menzogne. Ma gli specchi stanno sgretolandosi per autodistruzione

Il Consiglio ha approvato l’applicazione provvisoria del Ceta, ma escluso il capitolo sulla protezione degli investimenti sul quale proseguirà la discussione, essendo stata sollevata dal Belgio dinanzi alla Corte di Giustizia europea la questione della legittimità del meccanismo di protezione degli investimenti previsto nel Ceta. Del resto sono proliferate in questi ultimi anni campagne di stampa e di opinione contro il sistema della protezione degli investimenti internazionali tramite arbitrato internazionale, ritenendo che sia un sistema iniquo e che favorisce le lobby di potere. Tutto il male possibile sarebbe concentrato in questo meccanismo di risoluzione delle controversie. 



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