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GEO-FINANZA/ Sapelli: Ceta, ecco cosa c'è dietro l'accordo tra Ue e Canada

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Politicamente e storicamente, in verità, la ragione risiede nel fatto che il sistema della protezione degli investimenti internazionali con un arbitrato internazionale tra Stati e investitori ha iniziato a essere applicato negli anni ‘80 nel contesto di un’economia mondiale in cui il punto saliente di attenzione era costituito dal regime giuridico con cui “rivestire” gli investimenti dei paesi economicamente “avanzati” nei paesi in via di sviluppo dove erano più di oggi prevalenti poteri situazionali di fatto rivestiti sì giuridicamente, ma che non eliminavano affatto sistemi cleptocratici e giudici corrotti e inaffidabili. Le controversie tipiche erano di investitori occidentali contro governi africani o dell’America Latina per nazionalizzazioni o misure espropriative. Attualmente per il cambiamento economico e politico occorso nell’ultimo ventennio, il sistema di protezione degli investimenti internazionali si sviluppa in merito a contenziosi tra investitori stranieri e stati europei o addirittura intra-europei.

Ricordo in primis l’azione giuridica dell’impresa svedese Vattenfall contro lo Stato tedesco dopo la decisione di quest’ultimo di abolire la ricerca e la produzione nucleare assunta nel 2011 da Angela Merkel dopo la tragedia giapponese di Fukushima. Il gigante svedese dell’energia, che gestiva due centrali nel nord della Germania, chiese al governo tedesco 4,7 miliardi di euro a titolo di risarcimento. La società si era rivolta nel 2012 al collegio arbitrale della Banca mondiale in seguito alla chiusura, graduale, del programma nucleare tedesco. Una decisione che spinse il governo ad accelerare la transizione alle Energiewende aumentando, nel programma di Grande Coalizione, gli investimenti pubblici a favore del solare e dell’eolico.

L’iniziativa svedese ha determinato una conseguenza importante di portata internazionale?nei difficili negoziati per il Trattato di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti. La Germania, infatti, si oppone da sempre all’introduzione di arbitrati internazionali per dirimere le controversie tra multinazionali e stati, a differenza, com’è noto, della posizione giuridica da common law sostenuta da sempre con forza dagli Usa. L’opposizione tedesca è la ragione fondamentale delle difficoltà che il Trattato Transtlantico con gli Usa attraversa e attraverserà. Pochi sanno o vogliono ricordare che a questi avvenimenti risale tutto il contenzioso contro la Spagna e l’Italia in merito alla riduzione degli incentivi nel fotovoltaico, con tutte le conseguenze del caso.

In questo sistema giuridico fondato sulla gloriosa tradizione dell’internazionale “legge dei mercanti” che è stata l’architrave della civilizzazione dei traffici per secoli e secoli, si è visto, invece, malauguratamente, in un’opinione pubblica poco informata e devastata dall’anti-industrialismo, una limitazione ingiusta del potere sovrano degli stati nazionali a danno dei contribuenti e a favore di una “casta” costituita dagli arbitri internazionali, dagli studi legali internazionali e in generale dalla “burocrazia”. In questo discorso molto confuso e molto poco giuridico è difficile ritrovare un nesso logico. L’assenza di una visione “europea” in quanto a politica estera e internazionale, però, è sicuramente evidente.

Ma la decisione presa dall’Ue segna, nonostante tutto, una vera e propria svolta nel lungo cammino che forse è ancora possibile percorrere per salvare l’Europa riformandola e non assistendo impassibili alla sua distruzione per i conflitti interni agli stati dell’Unione e, soprattutto, tra di essi e la Germania. Il Parlamento europeo acquista ora un ruolo centrale che sinora non aveva mai avuto e l’Italia ha svolto un ruolo decisivo sia nei confronti del Canada che degli Usa. Ma è essenziale che questo risultato ora non si disperda con il rallentamento delle procedure di approvazione Stato per Stato. È necessario uno scatto di reni che rapidamente porti all’approvazione un provvedimento internazionalmente importantissimo che segna inoltre un passo importante nel ravvicinamento commerciale e quindi diplomatico tra Ue e Usa, indispensabile se si vuole uscire dalla crisi economica in corso.



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