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SPILLO/ Deutsche Bank e Mediolanum: la Bce e il nuovo mito del "buon padrone"

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Il presidente della Bce, Mario Draghi (LaPresse)  Il presidente della Bce, Mario Draghi (LaPresse)

Il Cavaliere ha perduto i requisiti di onorabilità bancaria per effetto di una condanna definitiva subita nell'estate 2013: per frode fiscale, non per reati bancari o legati a Mediolanum. Le regole della vigilanza bancaria nazionale prevedevano allora che a un soggetto privo dei requisiti di onorabilità fosse precluso non solo l'accesso alle cariche sociali in banca, ma anche il possesso di di una quota superiore al 9,9%. La vigilanza Bce - entrata in funzione nel novembre 2014 - si è espressa sulla base di un'istruttoria della Banca d'Italia e ha giudicato Fininvest un "cattivo padrone" di Banca Mediolanum. Nessun peso ha avuto nemmeno il fatto che la scorsa primavera, dopo un lungo iter di ricorsi, il Consiglio di Stato italiano abbia congelato per Fininvest l'obbligo a vendere la quota eccedente.

Tant'è: lo Stato tedesco ha salvato Commerzbank nel 2009 ed è tuttora azionista di riferimento del gruppo, tutt'altro che risanato e lontano dalla prospettiva di essere ricollocato al mercato. È un "buon padrone"? Certamente per la autorità bancarie europee (Bce e Meccanismo di Risoluzione Unico) la situazione proprietaria di Commerz non è un problema, quella di Banca Mediolanum sì. Analogamente non è un problema se Berlino tarda a riprivatizzare una banca fallita prima dell'Unione bancaria, mentre le quattro banche italiane risolte nel novembre 2015 senza alcun aiuto pubblico vanno rivendute senza indugio: anche se questo comporta l'azzeramento dei due miliardi di "colletta obbligatoria" imposta alle altre banche italiane. Per non parlare del destino di Atlante, che ha salvato Popolare di Vicenza e Veneto Banca dopo un'altro raccolta straordinaria da due miliardi e mezzo presso banche, fondazioni, assicurazioni, Cassa depositi e Prestiti.

Ora le due banche hanno annunciato - come largamente prevedibile anche a Francoforte - nuove perdite: e la Bce chiede nuove misure "senza indugio". Il progetto di fusione messo in cantiere "senza indugio" da Atlante e dalle due Popolari produrrà altre perdite agli investitori-salvatori, tagli sanguinosi ai dipendenti, riduzione dell'offerta di credito al territorio. E dire che uno de vecchi "cattivi padroni" di Veneto Banca, l'ex amministratore delegato di Veneto Banca è da mesi agli arresti domiciliari, in condizioni di non nuocere: a differenza di quanto mai accaduto in Germania o a Wall Street.

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