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SPY FINANZA/ Trump vince e la Germania parte all'attacco dell'Italia

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Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)  Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)

Si è forse rotto l'equilibrio perfetto? Per questo Steinmeier ha tradito il suo vincolo di mandato e ha parlato senza alcun ricorso alla diplomazia? Io sono certo di sì. E, adesso, attenzione ai colpi di coda, perché la Germania venderà carissima la pelle prima di abdicare. L'altro giorno sul Corriere della Sera, Martin Wolf - intervistato dal bravo Federico Fubini - parlava molto chiaro: o la Germania farà aumentare la spesa interna o Italia e Francia si preparino a una stagnazione perenne. Pensate che Berlino intenda rinunciare al suo surplus, proprio ora che a colpa dell'italiano Mario Draghi e dei suoi tassi di deposito negativi, le banche tedesche perdono profittabilità? 

Ora che ha perso il suo alleato maggiore, la Germania dovrà imporre le sue regole giocando ancora una volta sporca sull'ambito interno europeo, esattamente come fece nel 2011, scaricando miliardi di debito italiano e mandando il nostro spread sull'ottovolante per spalancare la porta alla stagione dei tecnici che ha ucciso del tutto ogni possibile ripresa economica del Bel Paese. 

E ieri, in una giornata già turbolenta sui mercati per lo shock arrivato dagli Usa, ecco che con timing perfetto la Commissione europea, come ampiamente previsto per amor del vero, ha tagliato ufficialmente le stime sul Pil italiano. Le previsioni di autunno diffuse ieri indicano per quest'anno una crescita in calo dall'1,1% delle previsioni di primavera di maggio allo 0,7%, mentre per il 2017 si passa dall'1,3% allo 0,9%: solo nel 2018 il Pil italiano è visto in crescita dell'1%. «La ripresa economica dell'Italia è destinata proseguire a un ritmo modesto - ha previsto la Commissione Ue -, mentre le persistenti ristrettezze sulle condizioni finanziarie e l'incertezza frenano un recupero più forte». Inoltre, per i funzionari di Bruxelles, «i rischi al ribasso possono derivare dall'incertezza politica legata al referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali». Peraltro, si profila una decelerazione della crescita dell'occupazione con il venir meno degli incentivi alle assunzioni: il tasso di disoccupazione italiano, infatti, resterà secondo l'Ue al di sopra dell'11% nei prossimi due anni. 

Il tutto, mentre prosegue il dialogo tra Ue e governo italiano sulla legge di bilancio: «La flessibilità è stata già concessa nel 2016 e dobbiamo lavorare per tenerne conto in maniera giusta e proporzionate anche sulle spese che si possono e si devono sostenere per accogliere rifugiati per conto di tutta l'Europa, o per prevenire e curare le catastrofi come sono i terremoti», ha ricordato sempre ieri il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Insomma, Matteo Renzi ora è nell'angolo: dopo il duro confronto dell'altro giorno con Jean-Claude Juncker, capo di quella Commissione che ieri ha di fatto bocciato i nostri conti, ora si apre uno scenario nuovo. 

Digerita la vittoria di Trump, i mercati si focalizzeranno infatti su un solo evento di rischio politico, il referendum del 4 dicembre. E sarà un fuoco di fila non soltanto sullo spread, il quale beneficia comunque del backstop della Bce, ma anche dei titoli azionari più sensibili, quelli che potremmo definire istituzionali. Non è un caso che ieri Piazza Affari sia stata quella che ha patito maggiormente in apertura di contrattazioni e non per Trump, ma per Mps che è nuovamente crollata: picchiare su Monte dei Paschi equivale a picchiare politicamente su palazzo Chigi, mettetevelo in testa. Ma anche Banco Popolare, Bpm e Ubi hanno subito pesanti cali, sintomo che il comparto bancario resta il tallone d'Achille, soprattutto ora che parte la stagione delle fusioni e delle ricapitalizzazioni. 



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