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SPY FINANZA/ Trump vince e la Germania parte all'attacco dell'Italia

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Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)  Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)

Per Martin Gilbert, ceo di Aberdeen AM, «nelle elezioni e referendum imminenti che si svolgeranno in giro per l'Europa è probabile che vedremo altri voti contro il sistema. Quindi, il rischio politico resterà una componente stabile del panorama degli investimenti per il prossimo futuro». Ma chi, a vostro modo di vedere, ha interesse a destabilizzare finanziariamente la piccola Austria che sempre il 4 dicembre va al voto per il ballottaggio delle presidenziali? Se serve creare il panico per arrivare a soluzioni emergenziali che la gente accetti supinamente in quanto tali, occorre prendere l'elefante nella stanza. E con un governo così debole per l'inconsistenza delle ricette economiche, i conti raffazzonati e le diatribe interne a Pd e maggioranza, tutto appare ancora più semplice. 

La Germania ha tutto da guadagnare, ora che non ha più la sponda di Obama: rafforzare il ruolo di bene rifugio del Bund, continuare nella sua politica di surplus, aumentare la pressione su Mario Draghi - il quale, giova ricordarlo, compra 10 miliardi al mese di nostro debito - affinché limiti la monetizzazione del debito dei Paesi ad ampio stock come noi e la Spagna in vista del board Bce dell'8 dicembre, spingere per maggiore durezza nelle riforme relative al mondo del lavoro e in tema fiscale e attaccare ad alzo zero la manovra tutta deficit di Matteo Renzi subito dopo il referendum. 

Per quanto la Francia millanti grandeur, l'altro architrave dell'Ue è proprio l'Italia: indebolirla, potendo contare sul vassallaggio di Parigi e degli Stati falco del Nord, permetterà a Berlino di garantirsi l'egemonia che fino a oggi ha potuto esercitare per la spalla garantita dal do ut des con Barack Obama. Siamo sotto attacco, non da oggi. Ma nessuno sembra volerlo capire. Lo faremo, come sempre, quando sarà troppo tardi. Ma stavolta sarà davvero da lacrime e sangue. 

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