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SPY FINANZA/ Trump vince e la Germania parte all'attacco dell'Italia

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Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)  Wolfgang Schaeuble con Angela Merkel (LaPresse)

«Sebbene le elezioni americane siano andate diversamente da quanto molti avrebbero desiderato, dobbiamo accettare l'elezione di Donald Trump. Ora, nelle relazioni con gli Usa, nulla è più facile, molto diventa più difficile». A dichiarare quanto segue è stato, intervistato dall'emittente N24, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier. Ora, ovviamente le cancellerie europee non sono state travolte da un'ondata di entusiasmo per l'elezione del tycoon newyorchese a presidente degli Usa, ma quasi tutti hanno sposato la linea della diplomazia, congratulandosi per il risultato e rinnovando rapporti e amicizia con gli Stati Uniti. Solo la Germania, attraverso il responsabile della politica estera, ha esternato il proprio scoramento in maniera molto netta, plateale, arrivando addirittura a premettere e anticipare che le relazioni con Washington sono già da oggi deteriorate e in salita. Come mai una scelta simile da parte del governo tedesco, visto che immagino Steinmeier si sia consultato con la Merkel sulla linea da tenere? 

In effetti, Obama aveva rifilato un paio di legnate mica da ridere alla Germania in campo economico, prima con la multa a Volkswagen per le emissioni e poi con quella a Deutsche Bank per i subprime. Ma quelli erano segnali politici, erano avvertimenti affinché non si cambiasse rotta rispetto all'agenda principale: la quale aveva due priorità, la guerra contro Putin e il Ttip. Nel primo caso, Berlino è stata il cane da guardia, sia per il suo attivismo in seno alla Nato per quanto riguarda le mobilitazioni nel Baltico, sia per la durezza con cui ha imposto le sanzioni contro la Russia, ottenendone il rinnovo e minacciando l'inasprimento per l'impegno di Mosca in Siria. Direte voi, sul Ttip, però, la battaglia è stata persa e sono state proprio Berlino e Parigi a mettere la pietra tombale sulla vicenda. Vero, peccato che se la scorsa settimana Jean-Claude Juncker ha imposto all'Ue l'entrata in vigore dell'accordo commerciale con il Canada, il Ceta, è perché Berlino aveva garantito supporto massimo all'operazione, fatta in quattro e quattr'otto senza troppo clamore mediatico. E, come vi ho già spiegato, il Ceta è il cavallo di Troia del Ttip, visto che l'80% delle aziende Usa ha una filiale canadese che può sfruttare gli accordi e le facilitazioni commerciali con l'Ue. 

L'asse Obama-Merkel, inoltre, è stato da almeno tre anni abbondanti il meno visibile, ma il più forte in assoluto: chi ha attaccato maggiormente la Russia per il suo interventismo in Siria, in ambito Ue? Dal canto suo, l'America fino a oggi ha tenuto in vita Deutsche Bank: se davvero il mercato fosse tale, pensate che da Oltreoceano nessuno avrebbe sfondato la porta del gigante tedesco per vedere il bluff sul rischio di controparte legato al book dei derivati? Invece, per ora i fondi Usa e la grande speculazione statunitense hanno solo bussato a quella porta, quasi a voler avvertire della loro presenza. 

Inoltre, prima che la Bce scoperchiasse il vaso di Pandora del Qe, chi pensate che abbia mantenuto in vita Deutsche Bank e le sue necessità di finanziamento in dollari se non le swap lines della Fed? Era un patto: Berlino si comportava da cane da guardia degli interessi economici e geopolitici Usa in Europa e gli Usa garantivano alla Germania il mantenimento dello status di Paese egemone all'interno dell'Ue. 



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