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FINANZA E POLITICA/ Italia, addio ripresina

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Jean-Claude Juncker (LaPresse)  Jean-Claude Juncker (LaPresse)

Torna il sereno tra Roma e Bruxelles. Secondo La Stampa, infatti, Jean-Claude Juncker avrebbe telefonato a Matteo Renzi per rassicurarlo sul pieno supporto della Commissione europea alle richieste di flessibilità da parte del Governo italiano. Tuttavia nuvole nere arrivano dagli Stati Uniti, ci spiega Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all'Università Cattolica di Milano.

 

Professore, Bruxelles mostra toni più concilianti con Roma. C'entra qualcosa la vittoria di Trump e l'avvicinarsi del referendum del 4 dicembre?

In qualche modo penso di sì. La vittoria di Trump viene definita sbrigativamente populista, ma io preferisco parlare di istanza di democrazia, una risposta alla scarsa capacità delle élites di ascoltare la gente. Ora c'è il timore che questo fenomeno si diffonda e possa prendere connotazioni pericolose in Europa. Basti pensare che in Germania Alternative fur Deutschland è ormai stabilmente inserita tra i partiti più rappresentativi. In questa fase l'Europa non sta politicamente molto bene e anche per la Germania l'arrivo di Trump potrebbe essere un bel problema.

 

Perché?

Perché il Paese con cui ha più rapporti commerciali e il maggior surplus sono proprio gli Stati Uniti. Se Trump riapre il canale privilegiato con il Regno Unito, Berlino rischia di perderci. Tra l'altro già con la Brexit è in bilico una buona quota del surplus commerciale tedesco. Dunque l'arrivo di Trump alla Casa Bianca rischia di essere una nuvola nera che annuncia la tempesta perfetta per la Germania. E a cascata per l'Europa intera.

 

La vittoria di Trump può creare problemi per l'euro e per la sua tenuta?

Indubbiamente, in questo quadro l'euro avrà dei problemi. Se avessimo avuto quel che tanti all'inizio hanno osteggiato, ovvero un'Europa a due velocità, oggi forse avremmo meno problemi. Una sorta di serpente monetario sarebbe potuto essere un limitato ma utile margine di flessibilità, solo che allora si disse che in questo modo non si sarebbe fatta l'Europa. Probabilmente all'epoca c'era anche una ragione. Ma poi è arrivata la crisi del 2008, che non è come le altre, tanto che ne stiamo ancora parlando. E considerando che Trump vorrebbe smantellare il Dodd-Frank Act, la legislazione nata per evitare il ripetersi di crisi finanziarie, rischiamo di tornare presto al punto di partenza, come in un terribile gioco dell'oca.

 

E concentrandosi sull'Italia che situazione vede?

Ora abbiamo una ripresina anemica e potrebbe verificarsi una situazione per cui questa viene spenta sul nascere. Non siamo quindi di fronte a uno scenario favorevole. E di certo il problema prioritario del Paese non è cambiare la Costituzione per fare più leggi più in fretta. Si continua a ragionare su tagli del debito o del disavanzo quando il problema, che ancora non è riconosciuto, e il che è sconcertante, è la crescita. L'Italia non cresce e anche le previsioni per il prossimo anno sono più basse rispetto a quelle del resto d'Europa.

 

Ultimamente il nostro spread è cresciuto e l'arrivo di Trump alla Casa Bianca porterà a un rialzo dei tassi di interesse americani. C'è il rischio di ritrovarci a pagare un costo del debito non previsto?



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