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SPY FINANZA/ La mossa di Trump che può far salire il prezzo del petrolio

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Tra gli altri fattori che esercitano un'influenza negativa sui prezzi c'è anche la forza che l'industria petrolifera americana continua a dimostrare: gli Usa hanno infatti stabilito un nuovo record di esportazioni di greggio in settembre, con 692mila barili al giorno, stando alle statistiche del Census Bureau. E la settimana scorsa le compagnie hanno rimesso in funzione altre 12 trivelle, di cui 9 alla ricerca di petrolio:? dopo una risalita che prosegue da maggio, il principale bacino - Baker Hughes - ne conta ora 569. Un dato che contraddice anche alcune mie previsioni, visto che dimostra come quota 40 dollari sia ancora profittevole per le industrie shale statunitensi, le quali però non possono permettersi - proprio ora che stanno ripartendo - uno shock al ribasso come quello che potrebbe emergere da una mossa azzardata saudita in seno all'Opec.

Una soluzione, paradossalmente, ci sarebbe e contemplerebbe una mossa politica che Donald Trump, pur non essendo ancora formalmente in carica, farebbe molto volentieri: attaccare l'Iran per violazioni al programma nucleare, da sempre avversato dal tycoon e fare in modo di imporre nuove sanzioni contro Teheran che ne indeboliscano la produzione, offrendo fette di mercato all'Arabia Saudita che in questo modo non solo potrebbe evitare azzardi, ma colpirebbe dove fa più male lo storico nemico.

C'è poi un'altra variabile, ovvero il fatto che un attacco - ancorché economico - contro l'Iran sarebbe ben gradito anche da Israele, Paese verso cui Donald Trump ha immediatamente dato vita a una politica di appeseament, ribadendo l'amicizia dell'America, sottolineando che gli insediamenti dei coloni non sono affatto un ostacolo alla pace e annunciando lo spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, definito «cuore storico del popolo ebraico». Si arriverà a uno showdown ancor prima che Donald Trump si sia insediato alla Casa Bianca? Come vi ho spesso ricordato, questi due mesi sono i più delicati, perché il vuoto di potere tra un presidente che se ne va e un altro che arriva viene riempito storicamente dal Deep State, ovvero i corpi intermedi del potere, quelli che contano davvero e che fanno le cose. Ricordate cosa accadde tra il 27 dicembre 2008 e il 17 gennaio 2009, data quest'ultima che cadeva tre giorni prima dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca? L'operazione "Piombo fuso" dell'esercito israeliano a Gaza per colpire Hamas, con tanto di utilizzo di fosforo bianco.

Ricordatevi sempre che la lame duck session è il periodo più pericoloso in assoluto, quello dove l'imprevedibile può diventare realtà. Certo, prima di attaccare economicamente e politicamente gli Usa devono fare i conti con la rinnovata influenza russa in Medio Oriente e con il fatto che esercito iraniano e Hezbollah sciiti combattono al fianco di russi e truppe di Assad in Siria, ma se davvero il 30 novembre non si arrivasse a una decisione e Ryad minacciasse davvero atti estremi, sicuramente il comparto bellico-industriale Usa busserebbe alla porta del potere. Chi andrà a rispondere, se quel battito arriverà prima del 20 gennaio? 



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