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SPY FINANZA/ La mossa di Trump che può far salire il prezzo del petrolio

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Se ben ricordate, qualche tempo fa - quando si vociferava di un ok della Russia al congelamento delle quote petrolifere per permettere un aumento delle valutazioni - vi dissi chiaramente che il prezzo del greggio sarebbe ancora sceso, per due fattori: primo, l'eccesso di offerta sul mercato. Secondo, l'impossibilità per i principali attori di perdere quote di mercato, quindi l'acclarata prosecuzione dell'aumento generalizzato dell'output. Negli ultimi giorni, infatti, le valutazioni del petrolio sono calate e l'argomento torna interessante e meritevole di approfondimento in vista della cruciale riunione dell'Opec prevista per fine mese.

Proprio l'organizzazione dei Paesi produttori venerdì scorso ha reso noto di aver incrementato la produzione di greggio a ottobre, nonostante a parole punti a un taglio alla produzione in occasione della riunione di Vienna per stabilizzare i prezzi. L'output del cartello è infatti aumentato di 240mila barili al giorno a quota 33,64 milioni di barili, ben al di sopra del tetto massimo concordato ad Algeri a settembre. Inoltre, stando al rapporto mensile dell'organizzazione, l'Opec ha pompato quasi 1 milione di barili in più rispetto alla domanda attesa per l'anno prossimo a 32,7 milioni di barili al giorno e a 31,9 milioni quest'anno. Nigeria, Libia e Iraq hanno guidato l'impennata e sono tra i primi a chiedere deroghe al taglio della produzione. Insomma, anneghiamo nell'oro nero.

Solo giovedì, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie), nel proprio rapporto di novembre, ha sostanzialmente confermato le proprie stime sottolineando che il prezzo del greggio dipenderà dalla riunione dell'Opec del 30 novembre. Qualora gli accordi di Algeri fossero implementati, infatti, il mercato potrebbe tornare in equilibrio dal primo trimestre 2017, sebbene resterebbero ancora da smaltire le scorte. In caso contrario si dovrà aspettare fino al quarto trimestre o anche ai primi tre mesi del 2018, con il rischio di un'ulteriore caduta delle quotazioni nei prossimi mesi.

Stando all'agenzia, l'Opec dovrebbe tagliare tra 830mila e 1,33 milioni di barili al giorno per raggiungere l'ammontare previsto dall'intesa di Algeri, mentre la produzione di greggio dei Paesi membri dell'Opec a ottobre è aumentata per il quinto mese consecutivo. Ma l'impegno dell'Opec è reso ancor più difficile dai produttori esterni al cartello, come la Russia, il Brasile, il Canada e il Kazakistan che stanno ulteriormente incrementando la produzione di oro nero. Mosca ha superato 11,2 milioni di barili al giorno in ottobre:?in un paio di mesi - mentre proclamava di essere pronta a tagliare o congelare l'output - ha aggiunto sul mercato ben 500mila barili quotidianamente. Del resto, l'Opec non è stata da meno:?la ripresa della produzione libica e nigeriana, insieme a nuovi record per Iraq (4,59 mbg) e Kuwait (2,93 mbg)?hanno spinto l'output del gruppo al picco storico di 33,83 milioni di barili al giorno. Per rispettare l'obiettivo di Algeri, ossia un tetto produttivo di 32,5-33 mbg, servirebbe un taglio di almeno 830mila barili.



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