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TRUMP E MERCATI/ L'ideologia dietro le toppate degli "esperti"

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Il grande evento della scorsa settimana è stato ovviamente la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Ma è stata l’occasione interessantissima per vedere smentite le previsioni catastrofiche riguardo la reazione dei mercati finanziari. Le quali parlavano di un crollo dell’azionario e del dollaro. Ebbene, dopo una prima reazione violenta (ma non tanto da parlare di un crollo), le quotazioni il giorno dopo si sono riportate ai valori del giorno prima. Anzi, il cambio euro/dollaro ha proseguito il trend in discesa e, mentre lunedì era intorno al valore di 1,10, dopo aver visto per un momento il valore di quasi 1,13, ha chiuso venerdì al valore di 1,0850. Questo vuol dire che il dollaro sta proseguendo il suo lento rafforzamento contro l’euro, come se nulla fosse. E questo vuol dire che le speculazioni di cui si parlava erano solo speculazioni mediatiche.

Ma ancora peggio è accaduto nei sondaggi, come tutti sappiamo. Un fallimento totale di tutti quei professionisti che non hanno saputo cogliere i segnali di un profondo cambiamento. Qualcuno ha cercato di giustificarli affermando che i campioni che utilizzano non permettono più di prevedere efficacemente gli eventi elettorali; ma questa a ben vedere è un’affermazione di una gravità inaudita, perché se la statistica non è più in grado di individuare i campioni che permettono un’analisi scientifica che permetta l’applicazione di certe formule, vuol dire la fine dell’analisi statistica.

Per certi versi è analogo a quello che sta accadendo in campo meteorologico e ambientale. Ormai è dominante l’ideologia del riscaldamento globale per cause antropiche, cioè a causa dell’inquinamento causato dall’uomo. Ma nessuno si permette di affermare una serie di affermazioni ovvie: la presenza di carbonio nell’atmosfera è una percentuale piuttosto piccola rispetto a quella dovuta a cause naturali; e il carbonio è la minima parte dei gas serra (il maggiore è il vapore acqueo); in aggiunta a questo, la temperatura globale dipende per una parte trascurabile dall’effetto serra, poiché il maggiore influsso è dovuto (ovviamente) alle maggiori o minori effusioni solari. In altre parole, mentre tutti i media (e i politici e le ricerche scientifiche) erano concentrati sulle microvariazioni del carbonio, nessuna attenzione sta ricevendo il fatto che il sole è entrato ormai in una fase di minimo di emissioni solari. A questo aggiungiamo pure il fatto che i dati sulle temperature globali sono falsati, poiché la gran parte delle misure sono prese nei pressi di centri abitati, che ovviamente sono influenzati dall’aumento della popolazione (effetto anche dello spopolamento delle campagne).

Così mentre ci si straccia le vesti per l’aumento del carbonio nell’aria e per un presunto aumento della temperatura globale (stimata!) e scienziati più o meno illustri affermano che il Polo nord sarà completamente libero dai ghiacci entro il 2016 o al massimo a gennaio prossimo, nessuno ci racconta della ridicola situazione di una nave partita per circumnavigare il polo nord passando sopra la Russia e rimasta bloccata dai ghiacci. Né vi stanno raccontando del fatto che al Polo sud i ghiacci hanno superato ampiamente i massimi di estensione mai visti dal satellite in epoca moderna. Né vi raccontano che a Stoccolma si è avuta la maggiore caduta di neve in un giorno del mese di novembre degli ultimi 111 anni (30 centimetri di neve). Né vi raccontano che l’estensione dei ghiacciai della Groenlandia è ai massimi di sempre. E tutto questo accade mentre il ciclo solare attuale (numero 24) è in una fase di flusso solare minimo da record per gli ultimi 200 anni.



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