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SPY FINANZA/ Referendum, "l'aiutino" di Deutsche Bank a Renzi

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Per Deutsche, «l'approvazione della riforma potrebbe, almeno nel breve termine, essere il best-case scenario e quello più gradito dai mercati. Il governo potrebbe proseguire fino alla scadenza del suo mandato, nella primavera del 2018, ma, nonostante questo, anche una vittoria del "Sì" non sarebbe una panacea. Ci aspettiamo che non ci saranno riforme sostanziali o soluzioni sistemiche per il sistema bancario prima delle prossime elezioni politiche, quindi economia e banche continueranno a essere vulnerabili a shock negativi. Una vittoria del "Sì" potrebbe premiare i partiti riformisti e pro-Ue, ma i partiti euroscettici continueranno a drenare supporto fino a quando la ripresa non si farà sostenuta, cosa abbastanza improbabile. Inoltre, il dibattito sul tapering degli acquisti da parte della Bce potrebbe tornare a dominare i mercati nella seconda metà del 2017, prima del voto italiano». 

Secondo scenario, definito tail risk: elezioni anticipate. Per Deutsche, «in caso di sconfitta della riforma - probabilità al 60% - lo scenario più distruttivo sarebbe quello di un ritorno immediato alle urne, nel primo trimestre del 2017. A far scattare questa ipotesi sarebbe l'impossibilità di formare un nuovo governo a causa di divisioni insormontabili tra i partiti tradizionali: un fallimento anche nel trovare un compromesso per una nuova legge elettorale avrebbe un simile impatto, ma con un orizzonte più a lungo termine. Comunque, diamo a questa ipotesi solo un 20% di probabilità, visto che si andrebbe al voto con un sistema di voto ibrido. Attualmente, il Movimento5Stelle è favorito per vincere il premio di maggioranza, ma, comunque, dovrebbe cercare il supporto di altri partiti per ottenere il voto di fiducia al Senato, questo nonostante la sua storica contrarietà verso le coalizioni. M5S potrebbe cercare un compromesso con altri partiti euroscettici come la Lega Nord e Fratelli d'Italia, promuovendo un referendum consultivo non vincolante sull'euro. Questi partiti avranno grosse difficoltà a collaborare per formare un governo, ma noi vediamo delle similitudini con quanto avviene in Catalogna, dove un'eterogenea maggioranza di partiti sta insieme per il solo fine di raggiungere l'indipendenza da Madrid». 

Terzo scenario, ovvero il central case post-referendario a detta di Deutsche Bank. «Se la riforma sarà bocciata il nostro central case scenario vedrebbe Renzi dimettersi e la nascita di un nuovo governo supportato da una maggioranza parlamentare simile a quella attuale con il solo scopo di scrivere la nuova legge elettorale e con durata limitata. Il presidente della Repubblica potrebbe conferire un nuovo mandato a Matteo Renzi o, alternativamente, a un altro membro del Pd o all'attuale ministro delle Finanze. Ci aspettiamo in questo caso un'elezione anticipata nel giugno del 2017». 

Poi, le conclusioni. Per Deutsche Bank, «nel caso di scenario migliore potremmo rivedere modestamente al rialzo le nostre stime per il Pil italiano del 2017, il prestito bancario potrebbe migliorare e lo spread restringersi. Ci aspettiamo che le equities legate al comparto bancario vadano in outperformance». Insomma, se vince il "Sì" sarà il paradiso terrestre. Nel secondo caso, il tail-risk scenario, «pensiamo che gli assets italiani andranno sotto intensa pressione in sei stadi incrementali». Mentre nel terzo scenario, «la reazione iniziale del mercato potrebbe essere modestamente negativa e, una volta formato il nuovo governo, potrebbe esserci una parziale ripresa. C'è il rischio di una compiacenza del mercato, visto che gli investitori potrebbero ignorare l'instabilità politica prezzandola come di fatto lo status quo italiano da sempre». Per Deutsche Bank, invece, «occorre essere in disaccordo con questa visione, perché noi vediamo un non-trivial risk nel fatto che un prolungato periodo di governo inefficiente possa portare a un'instabilità sistemica nel medio termine».



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