BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Referendum, "l'aiutino" di Deutsche Bank a Renzi

Pubblicazione:

Lapresse  Lapresse

Ma non basta, perché intervistato da Bloomberg al riguardo, il capo economista di DB, David Folkerts-Landau, ha messo il carico da novanta, predicendo che «se l'Italia dovrà fare i conti con ulteriori difficoltà ci sarà bisogno dell'intervento del Fondo monetario internazionale». E ancora: «Il mio timore è che più ci si avvicina alla data del referendum, e più l'effetto dell'elezione di Trump si fa sentire, più gli investitori esteri usciranno dall'Italia sino a far esplodere lo spread. Questo scenario di instabilità prefigurerebbe un grave impatto sui settori bancari italiano ed europeo, poiché l'Italia rappresenta l'epicentro da cui rischia di giungere ulteriore instabilità in Europa. Senza riforme l'Italia sconterebbe uno stato di crisi continua». E sentenzia, paventando l'arrivo della troika: «L'opera di riordino dovrà essere compiuta dall'esterno o in caso contrario rischia di non essere mai intrapresa. Senza riforme, sarebbe meglio fuori dall'euro». 

Insomma, da parte del colosso bancario (con i piedi d'argilla) tedesco un bell'assist alla campagna per il "Sì" e l'ennesimo caso di intromissione quasi terroristica nella nostra scena politica: proprio sicuro Matteo Renzi che sia saggio mettere il veto sul bilancio Ue, come ha minacciato ieri, bloccandolo? Lo dico per lui, perché la pazienza tedesca dopo questo bel regalo, potrebbe finire in fretta e spedirci lo spread alle stelle stile 2011. E attenzione davvero a scherzare con il fuoco, perché con lo stock di debito che ci portiamo addosso, ogni starnuto si tramuta in bufera. 

L'unica nota positiva, non per la credibilità dei mercati, ma per la sopravvivenza sul breve termine, ci viene da questo grafico, il quale ci mostra come per il 27mo mese di fila, i prezzi dell'import statunitense siano calati a ottobre (-0,2% su base annua), questo nonostante un aumento nei carburanti e nei lubrificanti (+7,2% su base mensile). Cosa significa? Che la Cina sta importando deflazione al massimo da sei anni a questa parte, esattamente dall'ottobre 2010 e, quindi, l'8 dicembre state certi che Mario Draghi annuncerà il prolungamento del Qe oltre il marzo 2017, magari adducendo proprio questa ragione come motivazione. Ma come vi dico sempre, stiamo solo calciando il barattolo in avanti. Prima o poi, toccherà il muro. E ci ritornerà indietro con tutti gli interessi. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.