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SPY FINANZA/ Le mosse pronte per la Bce

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Mario Draghi (Lapresse)  Mario Draghi (Lapresse)

E, infatti, i membri della Bce, durante il loro ultimo incontro, si sono detti pronti a potenziare il Qe, se necessario: «Occorre implementare gli acquisti di asset, in linea con le decisioni precedenti della Banca, e adottare ulteriori misure, se necessario». Compreranno anche l'aria che respiriamo, ma è necessario, almeno per evitare che l'intera impalcatura di questo mercato drogato dalle Banche centrali crolli del tutto. E veniamo al capitolo Qe. La Bce ha assicurato che l'applicazione del Quantitative easing «prosegue senza intoppi a fronte di un livello di liquidità complessivamente soddisfacente sul mercato, nonostante la crescente preoccupazione dei mercati per la scarsità che emerge in alcuni segmenti». Scusate, ma se tutto procede senza intoppi, perché si continua ad ampliare la platea del collaterale eligibile all'acquisto e nella riunione dell'8 settembre quasi certamente si cambieranno i criteri di acquisto, eliminando la capital key e quindi potendo acquistare anche obbligazioni con rendimento inferiore allo 0,40%? 

Semplice, ciò che vi dico da mesi: se Francoforte non amplia la platea di assets acquistabili, rischia di ritrovarsi presto senza più bond da comprare, alla luce dei livelli molto bassi toccati dai costi di finanziamento in tutta Europa. Certo, l'incremento generalizzato dei rendimenti, accelerato dopo la vittoria elettorale di Donald Trump in Usa per i timori di inflazione in rialzo per la spesa interna, potrebbe venire incontro alla Bce, ma c'è il rovescio della medaglia: ovvero le tensioni sugli spread nei mercati di capitale, visto che giovedì il nostro differenziale con il Bund ha superato 180 e anche il rendimento del Bonos a 10 anni ha toccato l'1,61%, un livello che non si registrava dall'inizio dell'anno. 

E a dimostrazione che l'aria comincia a farsi pesante in Europa sono arrivate, sempre giovedì, le parole del primo ministro francese, Manuel Valls, nel corso di un evento organizzato dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung: «L'Europa può morire, per questo Germania e Francia hanno una grande responsabilità». A parte il non pervenuta dell'Italia tra i Paesi che devono fare di più per cercare di evitare che l'Ue cada a pezzi, giova constatare che dopo anni di stagnazione, deterioramento delle condizioni economiche e tassi di disoccupazione senza precedenti e ampiamente in doppia cifra in Paesi come Spagna, Grecia e Italia, pare che l'Europa si sia svegliata. Meglio tardi che mai: saranno state le scoppole del Brexit e della vittoria di Trump, ma, parlando a Berlino, Valls ha detto chiaramente che ora occorre lavorare duro per stimolare la crescita e l'occupazione e per dare risposte alle preoccupazioni dei cittadini. Tradotto: la Bce non ha fatto nulla per l'economia reale e si è limitata ad aiutare le banche e tenere in positivo gli indici azionari, quindi ora è arrivato il momento di intervenire prima che la corda della pazienza della gente si spezzi. Tradotto ulteriormente: se voglio evitare che Marine Le Pen vinca le presidenziali a maggio, meglio che suoni la sveglia a tutti e spinga per un enorme stimolo di spesa fiscale. 



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