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FINANZA E POLITICA/ I nuovi numeri che sfiduciano il Governo

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Renzi e Padoan (LaPresse)  Renzi e Padoan (LaPresse)

Nei “suoi” mille giorni si sarebbe anche ridotto (di 43 miliardi) il debito pubblico. Sarebbe comunque un’inezia rispetto a un debito pubblico pari 2.215 miliardi. Quello che però conta non è tanto il valore assoluto, quanto il suo rapporto con quanto l’Italia produce, consuma e investe, ossia il Pil. Nel Def di aprile si prevedeva che nel 2017 il rapporto debito/Pil avrebbe raggiunto il 130,9%, mentre l’aggiornamento di ottobre stima che sarà il 132,6%. Quando l’Italia ratificò il Trattato di Maastricht avevamo un rapporto del 102% circa e ci impegnammo a portalo al 60% entro l’inizio di questo secolo. Ci siamo anche impegnati con il Fiscal compact e con una legge costituzionale rinforzata di raggiungere il pareggio strutturale di bilancio entro il 2014. Impegni che nei mille giorni sono stati procrastinati sine die. E il debito è molto sensibile ai tassi d’interesse (che si profilano in aumento).

Sarebbero anche aumentati i consumi delle famiglie grazie agli 80 euro e simili. Indubbiamente, l’allentamento dei vincoli di bilancio ha spinto i consumi finali, ma il loro livello (a parità di potere d’acquisto) è ancora inferiore a quello del 2012. E ciò “morde” sulle famiglie. Il Presidente del Consiglio lo sa e anche per questo polemizza con i “lacci e laccioli” delle Ue e della sua macchina amministrativa, sperando di togliere, all’ormai imminente referendum, qualche voto agli anti-europeisti. Tanto più che il 19 novembre l’eurobarometro ha indicato che il nostro è il Paese dell’Ue meno soddisfatto dell’integrazione europea. Mossa tardiva. Sarebbe stato meglio chiudere il discorso sui mille giorni con toni meno compiaciuti e dire come Tevye, il protagonista della celeberrima commedia musicale e film: “Di questi risultati non ci si deve vergognare , ma non si può neanche esserne orgogliosi”

Leader ed euroburocrati, nel frattempo, siedono sulle rive della Schelda. In attesa.

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