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SPY FINANZA/ Italia, le priorità nascoste dal referendum

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Più nel dettaglio, il Pmi manifattura si è portato a 53,7 da 53,5 (53,3 le attese), mentre il Pmi servizi a 54,1 da 52,8 (53 le attese). «Il Pmi composito preliminare di novembre dell'Eurozona mostra la maggiore crescita su base mensile dell'attività del 2016, con abbastanza segnali che preannunciano un'ulteriore accelerazione futura», ha commentato Chris Williamson, capo economista di Ihs Markit, puntualizzando che «i dati dei Pmi sinora disponibili circa il quarto trimestre indicano un'espansione del Pil dello 0,4%, favorita dalla ripresa della crescita della Germania dello 0,5%. Anche la Francia sta godendo il suo momento migliore da inizio anno, con il relativo Pmi che ha segnalato, durante il quarto trimestre, una crescita del Pil dello 0,2-0,3%». Per l'esperto, poi, il «fattore particolarmente incoraggiante è l'aumento, il maggiore da maggio 2011, degli ordini in fase di lavorazione. Di conseguenza, un numero sempre maggiore di aziende sta incentivando la propria capacità produttiva, causando quindi il maggiore incremento dei livelli occupazionali osservato solo una volta durante il periodo di crisi finanziaria globale».

A questo punto, a detta di Williamson, «gli organi decisionali della Bce saranno contenti di assistere al forte intensificarsi delle pressioni inflazionistiche, guardando i PMI odierni». Infatti, «i prezzi medi applicati per beni e servizi, anche se a un tasso modesto, hanno mostrato il maggiore aumento in più di cinque anni. Inoltre, con gli indicatori del lavoro inevaso e dei tempi medi di consegna dei fornitori che mostrano come la domanda sia superiore dell'offerta, è probabile che la pressione sui prezzi possa intensificarsi ulteriormente nei mesi futuri». Il problema è che l'Italia non gode affatto di questa ripresa, visto che è costruita ad hoc per la Germania e il suo modello tutto basato sull'export e sul dumping di tipo cinese rispetto agli altri Paesi. Capite che non c'entra proprio nulla il Cnel o i quattro soldi che si risparmiano dal Senato non più organo paritario, quando si combatte in campo economico con un braccio legato dietro la schiena? 

E attenzione, perché mentre Renzi gioca a fare il Farage di turno dopo che il suo governo per 1000 giorni a detto di sì a qualsiasi richiesta di Bruxelles, rischia di passare sotto silenzio una data fondamentale: non il 4 dicembre e nemmeno l'8 con la riunione della Bce, visto che Draghi ha già detto che il Qe andrà avanti oltre il marzo prossimo, ma l'11 dicembre. Quel giorno scadono infatti i 15 anni dalla richiesta cinese all'Ue di riconoscimento come economia di mercato: se per caso Bruxelles non si darà una svegliata nel rinnovare i dazi che andranno a cadere, l'Italia verrà invasa da prodotti cinesi a costo zero e, ad esempio, la nostra industria dell'acciaio è destinata a morire. 

La Commissione europea ha già varato dazi provvisori su tubi senza saldatura, di ferro o acciaio, a sezione circolare, ma occorre alzare un muro decisamente più alto, perché se anche si eviterà l'invasione, la Cina con la sua sovra-produzione elevata a modello di sviluppo (altro che transizione alla società dei servizi e alla domanda interna) sta importando deflazione ai massimi da cinque anni, di fatto rendendo ancora più complicato il lavoro della Bce sul fronte espansivo. Pensate che un "Sì" o un "No" risolvano queste questione di fondamentale importanza per la nostra economia e la nostra crescita? Di più, pensate che cambierà qualcosa, se oltre a combattere il dumping cinese dobbiamo fare fronte anche al dumping interno della Germania, la quale se ne frega delle indicazioni della Commissione Ue e va avanti imperterrita con la sua politica di surplus? 



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