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SPY FINANZA/ Italia, le priorità nascoste dal referendum

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Anche l'ultimo dato, quello di settembre, non lascia alcun dubbio: la Germania continua a macinare ingenti avanzi nella propria bilancia commerciale. Sebbene in lieve calo rispetto ad agosto (21,6 miliardi di euro), il dato di settembre (21,3 miliardi) conferma il trend di lungo periodo. Anzi, in base alle ultime stime, la Germania dovrebbe registrare quest'anno il più grande surplus delle partite correnti in tutto il mondo. In pratica, con circa 270 miliardi di euro, il surplus della Germania si pone al primo posto assoluto a livello mondiale, precedendo sia la Cina che il Giappone. Ma forse non tutti sanno che non è stato sempre così. Negli anni '90, il conto corrente tedesco era in deficit, mentre il surplus nel corso degli anni '80 viaggiava su una scala molto più modesta: il continuo e crescente surplus ai nuovi massimi è un fenomeno degli anni 2000, cioè - guarda caso - dopo la nascita dell'euro. 

E che cosa ha determinato questo cambiamento? Guardando tutti i fattori, la mancanza di investimenti da parte delle imprese tedesche è il fattore principale: un fenomeno che spiega più della metà dell'aumento del surplus delle partite correnti. Invece di prendere in prestito risorse per effettuare nuovi investimenti (come accaduto durante gli anni '90), le aziende tedesche sono diventate risparmiatrici nette negli anni 2000, beneficiarie di una moneta costruita a immagine e somiglianza del marco e divenuta distruttrice delle economie più deboli e concorrenti. A vostro modo di vedere, è questo il problema o l'abolizione del Cnel? 

Al padiglione 10 della Fiera di Roma dall'altro giorno sono presenti 120 aziende iraniane arrivate in Italia per il loro primo road-show all'estero dal 1979: business, niente politica. Per l'Italia, l'opportunità è enorme: nei primi sei mesi dell'anno il nostro export verso la Repubblica islamica è salito a 1,1 miliardi di dollari, il 60% nella meccanica. Per non parlare dei ricchi memorandum di intesa firmati dai nostri campioni durante la visita di Stato dello scorso gennaio: dal gasdotto di Saipem (4,5 miliardi di euro) alle infrastrutture del Gruppo Gavio (4 miliardi), dagli impianti siderurgici Danieli (quasi altrettanti), alla fornitura di velivoli Atr-Finmeccanica (400 milioni). Ora tutto è tornato a rischio con l'elezione di Donald Trump, il quale - alla faccia del non interventismo estero - ha già detto che la sua priorità sarà smantellare l'accordo sul nucleare con Teheran, di fatto riaprendo le porte alle sanzioni. E l'Europa cosa ne pensa? Silenzio totale, tutti in ordine sparso, Mogherini non pervenuta. 

Votate quello che volete il 4 dicembre, ma non fatevi prendere in giro: il nemico del Paese non è il bicameralismo paritario, sono Ue e Germania. Le aziende iraniane, a Roma, sono venute in massa e con le tasche piene di soldi anche se non sono certe che il Cnel sparirà davvero. Fatevi una domanda. Seria. 



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