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SPY FINANZA/ L'occasione d'oro per "far male" alla Germania

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Wolfgang Schaeuble (Lapresse)  Wolfgang Schaeuble (Lapresse)

Da soli - e magari con un vittoria del "No" sulle spalle - siamo destinati al massacro, il ministro Pier Carlo Padoan è il primo a esserne conscio. Se invece riuscissimo a fare fronte comune con l'area mediterranea - Spagna, Portogallo e Grecia - potremmo almeno avere una leva da contrapporre al rigorismo tedesco, visto che l'alleato storico di Berlino - la Francia - in fatto di sforamenti dei conti e di credibilità politica è pari a zero, soprattutto dopo la vittoria di Fillon al primo turno delle primarie del centrodestra. Lo ripeto ancora, a costo di essere bollato come un inciucista: mai come oggi l'Italia avrebbe bisogno di un governo risoluto e di un'opposizione responsabile e - diciamo - patriottica, perché ora il fianco della Germania è scoperto e si potrebbe cercare di ferirla. Perché chi si crede invincibile, esattamente come Ivan Drago in "Rocky 4", al primo taglio che sanguina, si spaventa. Invece temo che andremo avanti a colpi di insulti e contumelie per un "Sì" o un "No" che non contano nulla, se non a garantire qualche mese di permanenza in più a Palazzo Chigi per Matteo Renzi. 

Già, perché come ha scritto Michele Ainis su Repubblica ieri, nel 2017 si andrà comunque al voto, anche se vincerà il "Sì": scordiamoci la legislatura e la sua scadenza naturale. Perché? Ve lo spiega Ainis: «Quando si vota? Dipenderà dal referendum, dicono tutti gli analisti. Se vince il No, elezioni anticipate; altrimenti la legislatura toccherà la sua scadenza naturale, nel 2018. Errore: si voterà comunque in primavera. Anche se vince il Sì, soprattutto in questo caso. Per una ragione politica: a quel punto, il presidente del Consiglio passerà all'incasso, come farebbe chiunque altro nei suoi panni. Per una ragione istituzionale: si può tenere in vita, per un paio d'anni ancora, un Senato abrogato dal voto popolare? Sarebbe come se nel 1948, dopo l'entrata in vigore della Carta repubblicana, si fosse lasciato sopravvivere il Senato regio, come un fantasma intrappolato nella città dei vivi. Sicché mettiamoci tranquilli: il voto del 4 dicembre è solo un antipasto. E il pasto cuoce già nel forno. Speriamo di non farne indigestione». 

Non sarebbe meglio, a questo punto, cercare di guadagnare peso politico in Europa, visto che è la nostra controparte in materia economica, invece che scannarci come cani rabbiosi? A voi la riflessione.

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