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REFERENDUM/ Il test già fallito dalla riforma

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Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (LaPresse)  Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (LaPresse)

La ragione economica principale che viene adotta per cambiare la Costituzione è la necessità di decisioni spedite a fronte di esigenze urgenti provocate dall'integrazione economica internazionale. Questa era la motivazione apportata negli anni Ottanta dalla "grande riforma" preconizzata da Bettino Craxi che comportava apertamente un rafforzamento dell'Esecutivo (o tramite un semi-Presidenzialismo alla francese o tramite un Cancellierato alla tedesca). Il rafforzamento dell'Esecutivo avrebbe comportato necessariamente una riduzione del ruolo del Parlamento. Come è noto, non se ne fece nulla, anche e soprattutto a ragione del forte radicamento della democrazia parlamentare e della centralità, quindi, del Parlamento nella tradizione e nella cultura italiana.

Ragioni analoghe vengono ora proposte alla base dei cambiamenti a numerosi articoli della seconda parte della Costituzione su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi domenica 4 dicembre. Sono un economista, non un giurista, e forse per questo motivo numerosi cambiamenti proposti sono espressi in un linguaggio poco comprensibile: dato che la Costituzione dovrebbe essere strumento di coesione nazionale, ogni sua riga dovrebbe essere chiara e trasparente a tutti i cittadini della Repubblica.

Formalmente, gli emendamenti della Costituzione non cambiano la forma di Governo, ma lo fanno di soppiatto, spostando pesi e contrappesi tra tutti i principali organi dello Stato. Se gli emendamenti verranno approvati, e soprattutto se saranno anche accompagnati da una legge elettorale fortemente maggioritaria (sul tipo di quella approvata nel 2015 per la Camera dei deputati e attualmente in vigore), la forma di governo cambierà sostanzialmente, anche se in via surrettizia. Si avrebbe un "Premierato" in cui il Parlamento non esprimerebbe il Governo, ma diventerebbe servente dell'Esecutivo, poiché gran parte dei componenti dell'Assemblea sarebbero eletti, con un metodo fortemente maggioritario, solamente in seguito a una loro candidata da parte delle segreterie dei partiti e dei movimenti. Su di essi penderebbe la spada di Damocle di non essere ricandidati se non seguono indicazioni e dettami dall'Esecutivo. La forma di governo ne guadagnerebbe in stabilità-governabilità, ma ne perderebbe in rappresentatività.

Si sarebbe raggiunto l'obiettivo di stabilità-governabilità in grado di rispondere speditamente ed efficacemente in caso di esigenze derivanti dal processo d'integrazione economica internazionale? Proprio in Italia, negli ultimi tre anni, anche senza gli emendamenti alla Costituzione, si è vissuti in un sistema del genere. Il Presidente del Consiglio è anche segretario del Partito di maggioranza relativa che con pochi voti ha ricevuto un premio di maggioranza giudicato "abnorme" dalla stessa Corte Costituzionale. Ha goduto, quindi, di una fortissima maggioranza alla Camera dei deputati e ha attratto al Senato chi, eletto in altri partiti, ha ritenuto utile e opportuno sostenere il premierato di fatto instaurato. Di conseguenza, il Governo ha goduto della massima stabilità e di tutti gli strumenti per rispondere a tendenze e a tensioni del ciclo economico provenienti dal resto del mondo, e anche dall'interno del Paese.



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COMMENTI
28/11/2016 - Ai signori Moscatelli e Pellegatta (Giuseppe Crippa)

Al signor Moscatelli vorrei dire che a me pare che questo giornale abbia dato spazio sia alle ragioni di entrambe le parti e che non dipende dal Sussidiario se sembrano più “reattivi“ i lettori schierati per un No. Al signor Pellegatta invece vorrei far notare che il soggetto sociale ed economico più influente d’Italia, la Confindustria, si è schierata ufficialmente per il Sì.

 
28/11/2016 - Von Hayek e Popper voterebbero no al referendum (Carlo Cerofolini)

Von Hayek e Popper affermavano che i cittadini si devono preoccupare di avere delle leggi che non consentano neppure a governanti incapaci e/o disonesti di fare eccessive danni. Detto questo e considerato che già ora siamo messi male su questo versante e preso atto che con la riforma costituzionale Renzi-Boschi verrebbero meno tutti i contrappesi esistenti - compreso il controllo del Parlamento sull’esecutivo - che frenano il premier di turno nel prendere decisioni improvvide e rapide ad libitum in virtù anche del fatto che la Pubblica amministrazione poi sarebbe sotto il diretto controllo del Premier di turno (legge Madia), è chiaro che, per non cadere dalla padella nella brace, il NO al referendum non può che essere forte e chiaro. Elettore avvisato…

 
28/11/2016 - Sono in tanti (ROBERTO PELLEGATTA)

Mi accorgo sempre più che sono in tanti (non solo persone ma soggetti sociali, economici) che in un certo senso e nella sostanza alla fin fine scommettono sul fallimento dell'Italia, magari discutendo di testi migliori di riforma, di supposti governi tecnici, o addirittura, come quel giovialone di Berlusconi, di immediate revisioni della legge elettorale e della costituzione subito dopo la vittoria del no.

 
28/11/2016 - Siete schierati anche voi (Giovanni Moscatelli)

Un giornale come il vostro pensavo fosse un po' più equilibrato e offrisse contributi di riflessione sia per il SI che per il NO. Invece vedo che l'equilibrio non è il vostro forte. Siete schierati anche voi! Senza dirlo!