BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPILLO/ Sulla Trumponomics attenzione ai cliché: un dollaro forte può aiutare (un po') tutti...

Pubblicazione:

Il presidente eletto Donald Trump  Il presidente eletto Donald Trump

Possiamo già parlare di Trumponomics? La nuova composizione del Congresso Usa consente certamente di immaginare che la realizzazione delle politiche dichiarate dal nuovo Presidente non incontrerà difficoltà, né grandi ragioni di rallentamento. Il fatto quindi che l’età del presidente possa fare pensare a un suo solo mandato viene bilanciata con la possibilità di un’azione veloce e decisa. I contenuti della Trumponomics vanno individuati in una politica fiscale che si annuncia espansiva; in una politica commerciale che include già la disdetta del Trattato Trans Pacifico; in politiche ancora da definire su immigrazione, regolamentazione interna (anzitutto in campo finanziario) e sanità (ridisegno dell'Obamacare). Ma anche le nomine alla Corte Suprema non saranno prive di impatti ampi in campo economico.

La semplificazione della normativa fiscale, secondo le attese, porterà alla riduzione del numero di aliquote fiscali da 7 a 3, riducendo quella per i redditi più alti al 33%. L’incremento di spesa pubblica si profila robusta nei settori delle infrastrutture e della difesa. La somma delle cifre coinvolte nella manovra fiscale, data da maggiore spesa pubblica e da minore prelievo fiscale, supera il 2% del Pil degli Stati Uniti in confronto a una politica fiscale neutrale negli ultimi cinque anni. La disdetta degli accordi commerciali internazionali conferma una svolta protezionistica, benché, l'interscambio Usa con l’estero vale poco più del 12% del Pil: l’effetto complessivo di una minore apertura economica potrebbe essere quindi più marginale di quanto i titoli dei giornali lascino intendere, con sensibilità però diverse a seconda dei settori economici interessati.

La regolamentazione da parte dello Stato dei diversi settori economici vedrà un ritrarsi della presenza dello Stato per riavvicinarsi a un modello di gestione dell’economia di ispirazione più reaganiana: a cominciare dal settore bancario, probabilmente in contrasto con le indicazioni recentemente proposte da Volcker Rule nella separazione tra attività di intermediazione ordinaria e attività di trading proprietario.

In sintesi, considerando le forze di spinta della politica fiscale, i freni (effetto della maggiore restrizione attesa nella gestione dell’immigrazione), il risultato netto sarà dato comunque da una maggiore espansione economica, che arriva in una fase matura del ciclo, con il potenziale quindi di produrre un tasso di inflazione più alto e di conseguenza più alti tassi di interesse. Dall'insieme di queste considerazioni è atteso un effetto innegabile sul cambio del dollaro, che si dovrebbe rafforzare (moderando debolmente l’espansione dell’economia nordamericana che comunque non dovrebbe invertire il suo positivo andamento; potrebbe invece, grazie anche alla forza del dollaro, fornire un sostegno aggiuntivo a molte altre economie esterne).



  PAG. SUCC. >