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SPY FINANZA/ Mps e il "patto" che serve all'Italia

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In generale, «l'economia continuerà a espandersi in maniera moderata e le incertezze riguardanti il settore bancario e l'effetto della Brexit modereranno i consumi privati nel 2017, laddove nel 2018 la fine degli incentivi fiscali per le nuove assunzioni mitigherà la crescita dell'occupazione». Infatti, nonostante i miglioramenti nel mondo del lavoro, la performance dei consumi delle famiglie si è indebolita a causa della crescente incertezza e del calo della fiducia dei consumatori. Inoltre, l'alto ammontare di non performing loans e i dubbi sulla ripresa continuano a pesare sull'erogazione di prestiti da parte delle banche, ostacolando il recupero degli investimenti. 

Ed ecco il vero punto: «Rinnovate turbolenze nell'area euro o un aggravamento dei problemi di bilancio delle banche potrebbero far risalire gli spread, aumentare i costi di finanziamento del debito e richiedere una stretta fiscale, mentre la crisi dei rifugiati potrebbe intensificarsi di nuovo, ponendo sotto sforzo le finanze pubbliche e la capacità di affrontare un afflusso maggiore di migranti». Per l'Ocse, «effetti negativi potrebbero derivare anche dalla Brexit e dal rischio di un'ondata protezionistica, dopo la vittoria alle presidenziali Usa di Donald Trump, che penalizzerebbe l'export verso i Paesi non Ue». Allo stesso tempo, però, «una vittoria dei sì al referendum del 4 dicembre renderebbe l'Italia più governabile e darebbe nuovo impulso alle riforme strutturali, snellendo il processo legislativo e chiarendo la divisione delle responsabilità tra il governo centrale e gli enti locali». 

Anche qui un piccolo assist al governo, ma il nodo resta: per ripartire, l'Italia deve dar vita a due mosse. Primo, intervenire seriamente sul settore bancario, anche in sede Ue. Secondo, operare un taglio netto del cuneo fiscale che faccia ripartire in maniera ciclica la crescita dell'occupazione, finora stimolata solo da manovre una tantum come la decontribuzione o da pannicelli caldi, come i voucher. Per il capo economista dell'Ocse, Catherine Mann, «in tale contesto i governi devono sfruttare gli sforzi di consolidamento fiscale per effettuare quegli investimenti pubblici che rendano la crescita più inclusiva. Infatti, è stato proprio il crollo degli investimenti e degli scambi commerciali a limitare i miglioramenti dell'occupazione, della produttività del lavoro e dei salari». 

Perché non sfruttare l'esito del referendum, qualunque esso sia, per dare vita davvero a un patto per l'Italia, facendo qualcosa per il Paese e mandando in soffitta i toni orrendi della campagna elettorale? Occorre pensarci, perché se anche il Financial Times carica i toni a pallettoni, di fondo l'analisi sulle nostre criticità bancarie è giusta: chi ha a cuore il bene del Paese e dei suoi cittadini, si faccia carico della questione, a partire da Mps. E senza dividersi ancora in base al colore della casacca, perché non possiamo più permettercelo. 



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