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SPY FINANZA/ Spread e referendum: l'Italia torna nel mirino

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E guarda caso, le voci di un rinvio - sia esso legato all'emergenza terremoto o al ricorso del costituzionalista Valerio Onida - si fanno sempre più insistenti: se i sondaggi non cambiano, perché non spostare il voto in primavera? D'altronde, lo hanno fatto anche in Austria con la scusa della colla per le buste del voto postale che non appiccicava, volete che a Roma qualcuno non riesca a tirar fuori un coniglio più o meno credibile dal cilindro per salvarsi la ghirba? 

Ieri poi è continuata anche la tensione sul nostro spread, salito fino a 160 punti base per poi ritracciare: a tal fine giova ricordare che ormai il differenziale che conta per chi opera sui mercati è quello tra Italia e Spagna, il quale lunedì ha toccato quota 41,4 punti base, il massimo dal 2012. Siamo nel mirino: nessuno è così pazzo da sparare, ma siano nel mirino, una mossa sbagliata e potremmo ritrovarci nel 2011 in un batter d'occhio. Tanto più che proprio ieri, mentre gli ottimisti imputavano i cali di Borsa e la tensione sull'obbligazionario al presunto sorpasso di Trump nei sondaggi e all'attesa per le decisioni serali della Fed sui tassi di interesse (i future sui Fed Funds indicavano meno del 20% di possibilità di una stretta, mentre si saliva al 68% per dicembre, ma vi ho già detto come stanno le cose da quelle parti), i mercati hanno guardato soprattutto agli indici PMI dei principali paesi dell'Eurozona. 

E, guarda caso, ha deluso il manifatturiero italiano: l'indicatore è sceso da 51 a 50,9 punti a ottobre, contro le attese per un miglioramento a 51,2. Risale invece il dato francese, che passa da 49,7 a 51,8 punti: l'economia transalpina passa nella zona di espansione, cioè oltre la soglia di 50 punti. Forte il risultato tedesco, da 54,3 a 55 punti. Alla fine, il PMI sul manifatturiero dell'eurozona è aumentato nel complesso ad ottobre al valore più alto in 33 mesi a 53,5, in salita da 52,6 di settembre e dalla precedente stima flash di 53,3. Si tratta, precisa Markit, del maggior tasso di miglioramento delle condizioni operative da gennaio 2014. Di più, in Germania il tasso di disoccupazione scendeva a ottobre al 6%, minimo storico mai toccato dalla riunificazione: il numero dei senza lavoro è sceso di 13mila unità a 2,662 milioni, stando ai dati dell'Agenzia federale del lavoro, contro le attese degli economisti per un calo più contenuto di 1.000 unità. 

Insomma, pare che in Europa vada tutto bene tranne che in Italia: segnali? Messaggi in codice? O la narrativa di Renzi ormai se la beve soltanto Padoan, per obbligo istituzionale e non perché ci creda davvero? «Il governo non farà alcuna richiesta di rinviare il referendum, ma qualora una parte della opposizione fosse disponibile a valutare un'ipotesi di questo genere», ha dichiarato martedì ai microfoni di RTL il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, lanciando il sasso nello stagno. Immediatamente, palazzo Chigi ha «smentito categoricamente» l'ipotesi di un rinvio, ma ormai la questione era sul piatto, con il più classico dei giochi delle parti tra premier e ministro più importante dell'esecutivo. 

Comunque andrà a finire, penso che abbiate capito il succo dell'intera vicenda: le decisioni che riguardano questo Paese e il suo futuro, sono prese altrove. Fateci l'abitudine, ormai siamo nel mondo sovranazionale delle Banche centrali onnipotenti e onnivore. 



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COMMENTI
03/11/2016 - Ministro degli Interni tedesco ( pure di Renzi !!) (ALBERTO DELLISANTI)

Il Ministro degli Interni tedesco riconosce "IL CORAGGIO" del Governo Renzi "NEL VOLER CAMBIARE LA COSTITUZIONE E LA STRUTTURA DECISIONALE DELL'ITALIA. Berlino come la Casa Bianca. Anche la May ha detto la sua... Hollande non ho letto (ma ben si sa cosa sogna il cuginetto serpente). Ecco il "Ministro degli Interni" di Renzi. E Alfano? Alfano dirige lo scompartimento euro-italico dell'immigrazione.

 
03/11/2016 - Italia spennata (delfini paolo)

I Nordeuropei e americani ci hanno spolpato come si deve, adesso possiamo anche abbandonare l'eurozona ,vero ?